martedì 23 febbraio 2016

Vanni Fucci È Vivo e Abita all’Inferno

Vanni Fucci È Vivo e Abita all’Inferno è un racconto di Dan Simmons del 1988.
Durante lo show televisivo condotto da un avido telepredicatore americano (uno di quelli che sfrutta la fede in Dio al solo scopo di arraffare soldi attraverso le offerte, quindi tema ancora molto attuale) compare un ospite fuori programma: si tratta di un italiano, un tale Vanni Fucci di Pistoia. Sicuro di sé, vestito con la massima eleganza e dai modi impeccabili, nonostante qualche perplessità da parte del predicatore e del suo staff, si siede in mezzo agli altri personaggi del salotto televisivo e inizia a raccontare di sé.

In effetti Fucci è un'anima dannata dell'Inferno, di cui parla anche Dante nella Divina Commedia. Appartenente alla fazione dei guelfi neri e indicato come un uomo dall'indole violenta e incline alla rissa, Fucci prese parte alle lotte interne della città, distinguendosi per le razzie che perpetrava a danno delle famiglie avversarie. Si riteneva che nel 1293, durante una notte del carnevale, fosse entrato nel Duomo di Pisa (contro cui Pistoia era in guerra) assieme a una banda di farabutti per depredare la Cappella di San Jacopo degli oggetti preziosi contenuti al suo interno.
Dante lo incontra per l’appunto nella bolgia dei ladri, dove il suo supplizio consiste nel venir morso da serpenti che emergono da una fossa, per poi venire incenerito ed essere immediatamente ricomposto, dimodoché tutto possa poi ricominciare da capo. Vanni Fucci è ritenuto da molti critici come il personaggio più fosco e negativo di tutto l'Inferno dantesco, un uomo tanto disgustoso che a un certo punto si mette anche a fare un particolare gesto osceno rivolto allo stesso Dio (gesto che viene ripetuto anche nel racconto di Simmons). 
Fucci, dopo aver rivelato chi lui sia, spiega al basito telepredicatore la reale natura dell'Inferno: è stato Dante a inventare l'Inferno nel modo in cui viene comunemente immaginato, attraverso la sua Divina Commedia, e dal quel momento l'Inferno ha iniziato a esistere nella forma pensata da Dante. Perché, secondo anche quanto sostiene la fisica quantistica nell'interpretazione di Copenhagen, è l'immaginazione stessa dell'uomo a dare forma alla realtà, nel modo in cui esso la concepisce, e quando poi la credenza si diffonde, si concretizza e diviene la realtà condivisa e pertanto inalterabile.
Vanni Fucci racconta anche che, ogni tanto, è permesso a un’anima dannata di fare brevemente visita al mondo dei vivi, in modo che il rimpianto di ciò che ha perduto le sia di ulteriore tormento: all'Inferno cercano infatti di peggiorare sempre di più i supplizi dei dannati. Fucci è stato quindi scelto dai dannati del suo girone in qualità di loro rappresentante: come ulteriore tortura, da un po' di tempo a questa parte, viene trasmesso ogni giorno su dei maxi-schermi l'ipocrita programma di quel telepredicatore, per cui i dannati non ne possono davvero più.

Non svelo il finale del racconto, ma diciamo che tutti i ladri presenti in quel salotto televisivo riceveranno la loro giusta punizione...

12 commenti:

  1. Buon consiglio di lettura per il genere horror.
    Saluti a presto.

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  2. Se poi all'inferno arrivano anche a scoprire la televisione italiana la tortura per i poveri dannati si aggrava ulteriormente ;D

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    1. Lì poi si rischia un'insurrezione...

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  3. Bello, bello bello. Ora capisco anche di cosa avete parlato tu e la signora Cerrino. Mi riferisco al discorso sull'immaginazione che da forma alla realtà

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    1. Quella discussione è diventato il primo articolo di questo blog.

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    2. E anche uno spunto per il suo nuovo romanzo.

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    3. Questo non lo so, dubito che un mio modestissimo racconto come "La grande teoria di Nabukov" e la discussione che ne è seguita possa aver ispirato il lavoro di un'autrice così importante.

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  4. Lo recupero di sicuro *_* Sia per i riferimenti a Dante che per quella roba dell'interpretazione di Copenhagen: affascinante!

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    1. E' un racconto molto divertente, ma anche molto intelligente. :)

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  5. Indubbiamente l'incontro con Vanni Fucci è una delle scene più forti di tutto l'inferno dantesco.

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    1. Onestamente io non me lo ricordo. Forse al liceo non l'avevo visto. I momenti che ricordo maggiormente sono Paolo e Francesca, il conte Ugolino, Ulisse, Lucifero.

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