sabato 13 maggio 2017

Dalla Fiaba all'Horror

Prima di iniziare è necessaria una premessa, ovvero la differenza tra fiaba e favola: nelle fiabe i personaggi e gli ambienti sono fantastici, mentre nelle favole sono realistici; inoltre la favola è accompagnata dalla morale della storia (spesso sottintesa). Per semplicità qui userò unicamente il termine fiaba, anche quando si tratterrebbe in effetti di favola.

Contrariamente all’immagine popolare che ne abbiamo, in realtà le fiabe molto spesso sono tragiche e spaventose, specie le più famose. Di rado raccontano episodi divertenti, mentre in genere mettono in campo situazioni drammatiche, pericoli tremendi, mostri terrificanti. Proviamo a fare qualche esempio?
Raperonzolo: una strega la tiene segregata. Hansel e Gretel: i loro genitori li abbandonano nel bosco a morire. Cenerentola: la sua matrigna la tratta come una serva. Biancaneve: la sua matrigna intende assassinarla.
Nemmeno i finali ne vengono risparmiati. È vero che molto spesso vige la legge dell'“E vissero tutti felici e contenti”, come avviene per Cenerentola e Biancaneve, ma non sempre è così. Vogliamo fare qualche esempio?
La Sirenetta: alla fine lei si dissolve nel mare. Cappuccetto Rosso: nella versione originale il cacciatore uccide il lupo, ma la bambina non si salva. Scarpette Rosse: alla protagonista vengono amputati i piedi. E vogliamo parlare della Piccola Fiammiferaia?
No, a pensarci bene le fiabe non sono per niente divertenti. Sono drammatiche, invece, spaventose, popolate di mostri terrificanti quali orchi, giganti, lupi affamati e streghe malvagie; creature che spesso vogliono divorarne i protagonisti, li vogliono predare. Sono quindi storie di predazione e mettono paura: in pratica sono racconti dell’orrore a misura di bambino. E qui finalmente abbiamo toccato il punto chiave del discorso: perché le fiabe devono proprio essere tanto spaventose?
Perché le fiabe hanno una funzione educativa e la paura, l’emozione più sperimentata, fin da piccoli, serve proprio per l'apprendimento. Non a caso alcuni studi ipotizzano che l’amigdala, la parte del cervello che si occupa principalmente di questa emozione, sia anche la sede dell'apprendimento associativo.
Ma procediamo per gradi. La fiaba viene raccontata a bambini piccoli, ma che hanno già compiuto i primi passi del loro sviluppo cognitivo. Se torniamo più indietro, a quando il bambino ha pochi mesi di vita, alla paura possiamo aggiungere anche il disgusto, che dà una prima conoscenza del mondo in termini puramente sensoriali, in particolare gustativi: infatti nei primi mesi di vita il bambino conosce molto di ciò che lo circonda perché se lo porta alla bocca. Del resto il disgusto può anche venire considerato come una forma specifica di paura (quella della contaminazione).
Quindi l'emozione dell'apprendimento non è la rabbia, ma nemmeno lo sono la gioia e la tristezza, che hanno invece una funzione salubrifera: la gioia per la salute fisica dell’individuo, la tristezza (attraverso la catarsi) per quella mentale. Piuttosto concorrono a un più completo sviluppo apprenditivo del bambino.
Allora le fiabe servono al bambino perché comprenda i pericoli del mondo e gestisca in modo corretto le proprie paure, in modo da affrontarli al meglio. A livello archetipico servono a far evolvere la Vergine (il bambino) nel Guerriero (il ragazzo). La figura del Guerriero, che rappresenta l'ideale a cui il bambino tende, ha imparato a gestire la paura e grazie a ciò è in grado di sconfiggere i mostri (i pericoli del mondo). Il bambino allora cresce e inizia il suo percorso nel mondo.


Ma se è così, perché allora alcune fiabe hanno il lieto fine? Se le fiabe hanno funzione educativa devono anche essere rassicuranti, altrimenti nel bambino verrà proiettata aggressività o tendenza all'isolamento, che sono forme scorrette di reazione alla paura, ovvero verranno instillati in lui dei complessi. La rabbia è l’emozione che caratterizza il Guerriero, perciò è necessario che nel ragazzo ci sia anche una componente data dall’archetipo del Buffone (la cui emozione è la gioia), perché il suo sviluppo risulti più equilibrato. Una buona fiaba è dunque quella che bilancia bene forza e ironia: per sconfiggere l'avversario del protagonista, è necessario che l'eroe privilegi una risoluzione del problema attraverso l'astuzia piuttosto che con la forza bruta. Ma ciò che è davvero importante è che l'eroe sia positivo, in modo che venga dato al bambino un modello evoluzionistico funzionale a cui possa riferirsi e prendere come esempio.
L'interesse per le storie dell'orrore ha poi inizio nell'adolescenza, quando le paure infantili sono state ormai risolte e superate: l'adolescente le guarderà con sufficienza, ridendo di esse, perché quelle storie lo riporteranno a quand'era bambino e i mostri facevano paura. Senza però accorgersi che quei mostri che lo spaventavano un tempo lo accompagneranno sempre, ma assumendo altri aspetti a seconda delle fasi della sua vita. Perché i mostri ci saranno sempre, l'importante è saperli affrontare nel modo giusto.
Sempre in questa fase dello sviluppo inizia la fascinazione per un certo modello di eroe, ovvero l’antieroe, l’eroe trasgressivo, amorale, ribelle. Anche questa è una fase che il ragazzo deve superare per arrivare allo stadio evolutivo successivo: non può rimanere per sempre Guerriero o Buffone, un eterno adolescente, perché deve compiere l’ultima trasformazione e divenire infine Saggio, l’archetipo dell'adulto. In questa fase l'apprendimento non avverrà più attraverso la paura, bensì tramite lo stupore: solo giocando con la curiosità del ragazzo si potrà fare in modo che sia desideroso di conoscere le meraviglie del mondo. Completata quest'ultima evoluzione, l'individuo raggiunge l'adultità, e può trovare il suo giusto posto nella società e nel mondo. 

18 commenti:

  1. devi leggere o hai già letto Bettelheim ;)

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    1. Non l'ho mai letto. Magari vedrò di rimediare. :)

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    2. favole e psicanalisi, uno sballo http://amzn.to/2pCDZgn

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    3. credo di aver sbagliato.. https://www.amazon.it/mondo-incantato-importanza-significati-psicoanalitici/dp/8807882558/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1494860357&sr=8-1&keywords=il+mondo+incantato

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    4. Ho visto che ne hanno una copia nella biblioteca della mia città. Vedrò di darli un'occhiata. Grazie! :)

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    5. Ti avrei chiesto la stessa cosa. Bettelheim è il guru attorno a questo argomento. :)

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    6. Nel mio piccolo faccio ciò che posso, non avendo una formazione in ambito psicologico/psicanalitico. :)

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  2. Quando ero piccola le fiabe che mi facevano più paura erano quelle dei bambini abbandonati nel bosco, come quella di Hansel e Gretel ad esempio. Tra l'altro in quest'ultima c'è un primo tentativo fallito e un altro che va a buon fine.
    Le fiabe di Andersen comunque sono persino più tristi e terrificanti di quelle dei Grimm.

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    1. Ci si spaventava perché ci si immedesimava nei protagonisti. Credo che l'intepretazione psicanalitica dietro la favola di Hansel e Gretel sia una rappresentazione del distacco (doloroso) dalle figure genitoriali.

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  3. In realtà le fiabe sono diventate "per bambini" solo in età moderna. Prima erano semplicemente un tipo di letteratura.

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    1. Credo che la tua sia una correttissima chiave di lettura. Le fiabe divengono per bambini sono in età moderna, difatti molte non sembrano adatte ai bambini.

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  4. Ricordo con dolcezza le fiabe dell'infanzia. Vedere personaggi così "granitici", dove il buono era buono e il cattivo era cattivo, senza pericolo di ambivalenza, mi faceva sentire di aver trovato dei punti di riferimento e mi aiutava a capire meglio quello che si muoveva intorno a me. Chiaramente, preferivo le fiabe in cui i conflitti venivamo risolti felicemente, mi consolavano molto.

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    1. Direi che è proprio per questa ragione che in Cappuccetto Rosso si è poi cambiato il finale in tempi più recenti.

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    2. Ma infatti! Per fortuna di favole ce ne sono tante. Io avevo la collezione delle Fiabe Sonore della Fabbri Editori, credo come gran parte dei miei coetanei. Era un bel progetto editoriale, degli albi illustrati meravigliosamente e corredati di un 45 giri sul quale potevi ascoltare la storia sceneggiata.

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    3. Quando ero bambino avevo anch'io qualcosa di simile su musicassette.

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  5. Comprendo l'importanza e il ruolo della paura per sviluppare nel bambino una certa consapevolezza del pericolo, però, allo stesso tempo, non condivido l' uso "educativo" che viene fatto di alcune favole e personaggi. Spesso, si creano inibizioni emotive e insicurezze profonde che sono difficili da rimuovere. Si lo so che riesco a essere pesante anche nei riguardi di una favola, ma tant'è.

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    1. In realtà penso che la tua sia un'opinione ragionevolissima: alcune fiabe direi che in effetti non sono adatte ai bambini. Pensa solo a Scarpette Rosse o alla Piccola Fiammiferaia. Bisognerebbe scegliere favole ben calibrate, quelle che veicolano un avanzamento tramite la risoluzione delle difficoltà che affronta il protagonista attraverso il ragionamento e l'astuzia.

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