martedì 16 gennaio 2018

1999-2000

Era l’ottobre del 1999, ero in seconda liceo ed era il tempo migliore e peggiore della mia vita. Un pomeriggio ero assieme ai miei amici in oratorio: eravamo lì per pulire e metterlo un po’ in ordine, perché a breve avremmo cominciato al sabato a fare gli animatori ai bambini. Mentre lavoravamo, ci teneva compagnia la radio che aveva portato con sé una delle ragazze. A un certo punto sentimmo un potente attacco di chitarra seguito dalle parole: “You better believe I'm coming, you better believe what I say, you better hold on to your promises.” Le ragazze se n’erano andate via un momento; quando furono tornate, quello che all’epoca era il mio migliore amico disse loro: “Ah, vi siete perse delle canzoni spettacolari! Hanno dato My Favourite Games e Promises!” Nel 1999, quando ancora non c'era Youtube, se volevi sentire una canzone che ti piaceva dovevi aspettare pazientemente che la passassero per radio o su MTV oppure avere il CD o la cassetta.

Era il dicembre del 1999, il millennio stava quasi per giungere al termine, e nel ponte dell'8 dicembre ero andato coi miei amici a Oulx. C'eravamo già stati quell'estate per un'intera settimana, e ora vi facevamo ritorno per passarvi il weekend. La sera gli animatori del nostro gruppo ci divisero in due squadre e facemmo dei giochi: in uno di questi ci facevano sentire l’intro di una canzone e noi dovevamo capire di quale si trattasse. La prima partiva con un riff di tastiere e poi con le parole: “I hope that you miss me, put me down on history, I feel such a reject now, get yourself a life”. La conoscevo, ma non mi veniva proprio in mente il titolo, e lo stesso i miei compagni di squadra. Quando alla fine ci diedero la soluzione, mi diedi una manata sulla fronte. Era Loud and Clear, miseria, avevo pure l'album su cassetta!

Era il marzo del 2000, ed era quello l'anno di cui avrei sempre conservato i ricordi più nostalgici. Su MTV era da poco cominciato a passare il video di You and Me. C’era il ritornello che faceva: “You and me, it will always be, you and me forever be”. Un sabato pomeriggio ero in oratorio, era una giornata ventosa, ed ero uscito un momento per andare a parlare con una ragazza del mio gruppo. Poi al ritorno mi ero fermato un momento all'ingresso a osservare in lontananza, mentre le luci del pomeriggio cominciavano ad abbassarsi, e nel frattempo la mia mente era tornata a quella canzone. Da allora quando mi capita di risentirla, mi viene sempre in mente quella giornata e quel particolare momento, cristallizzato in eterno.

Il disco Bury the Hatchet è stato la colonna sonora del mio secondo anno di liceo. L'adolescenza sa essere spaventosa, ma ci sono cose di quel periodo andate perdute per sempre e che sempre mi mancheranno, perché non potrò mai più riaverle, nè risentirle in alcun modo. A differenza di quel disco, che potrò sempre riascoltare per sentire ancora la tua voce.
Ciao, Dolores, e grazie: è stata una bellissima colonna sonora.

mercoledì 10 gennaio 2018

In Conclusione dello Speciale...

Lo speciale dedicato ai vizi capitali è terminato e spero sia stato di vostro gradimento. Penso che sia stato interessante vedere come ciascuno di essi abbia potuto venire rappresentato attraverso i diversi modi proposti dal viaggio.


sabato 6 gennaio 2018

Viaggio Multimodale nei Vizi Capitali (7/7): Accidia

"Al pari degli altri sei peccati capitali, l'accidia era considerata progenitrice di un'intera famiglia di peccati minori, o veniali, tra i quali l'ozio, la pigrizia, l'irrequietezza del corpo, l'instabilità e la verbosità." (Thomas Pynchon)

Molto spesso l'accidia viene vista come un sinonimo di pigrizia; in realtà si tratta in genere di qualcosa di più specifico, una sorta di "pigrizia mentale", intesa come una mancanza di volontà, il lasciarsi scorrere addosso gli eventi senza intervenire in alcun modo su di essi, come anche il non mostrare alcun interesse per il proprio ruolo all'interno della società e del mondo.
Il demone dell'accidia è Belfagor e l'animale che rappresenta questo vizio è l'asino; la virtù che le si oppone è la diligenza.

martedì 2 gennaio 2018

Viaggio Multimodale nei Vizi Capitali (6/7): Invidia

"L'invidia apriva loro gli occhi: è un demone che non si lascia sfuggire nulla, e che trae conclusioni da ogni cosa, proprio come la gelosia." (Jean de La Fontaine)

L'invidia inizia con il guardare. Prima l'altro, poi se stessi. Quindi si passa a fare il confronto. E se ci si trova in difetto rispetto all'altro, le risposte che ne possono venire sono due: migliorare se stessi per cercare di raggiungere il valore dell'altro oppure prendere a invidiarlo, sputando veleno su di lui. Fate quindi grande attenzione, perché è breve il passo dall'ammirazione all'invidia, da ciò che è onorevole a ciò che invece non lo è. Il cosiddetto "odio in rete" nasce spesso da qui e diviene poi quella che io chiamo invece "aggressività in rete": sfogare la rabbia su chi non è la causa dei propri problemi, perché ritenuto (a torto o a ragione) in una condizione più felice e quindi esecrabile, usandolo quindi come valvola di sfogo o capro espiatorio.
Il demone dell’invidia è Leviathan e l’animale che rappresenta questo vizio è il cane; la virtù che le si oppone è la carità.