lunedì 26 febbraio 2018

Le Parole Intraducibili (parte III)

Nei due precedenti post abbiamo visto una serie di parole appartenenti a diverse lingue straniere, le quali esprimono un concetto complesso, ma non sono direttamente traducibili in italiano, se non attraverso una locuzione. Nei commenti mi è stato fatto osservare, con alcuni esempi, che anche nei dialetti italiani c’è qualcosa di simile, per cui ho deciso di dedicare un terzo post alle parole intraducibili, questa volta dedicato a quelle provenienti dai dialetti italiani.

Gena (piemontese)
Questo termine indica il provare una sensazione di vergogna nei confronti di un individuo altolocato.

Bollezzumme (genovese)
Indica l'agitazione del mare prodotta dal vento oppure il ribollio dell'acqua che si infrange tra gli scogli vicino la riva quando c'è mare mosso. Per estensione il bollezumme è anche la movida notturna genovese, il subbuglio dato dalle persone che nel weekend si riversano nella città vecchia.

Sapin (genovese)
Questa parola indica l'espressione del volto dei bambini quando sono prossimi a piangere, ovvero la bocca rivolta verso il basso e gli occhi supplicanti.

Sgargnapul (mantovano)
È l'animale più piccolo e più debole della cucciolata. Questa parola viene anche usata per indicare il bambino più piccolo tra i suoi coetanei o fratelli.

Scravasso (veneto)
Questo termine indica uno scroscio improvviso di pioggia.

Usta (ferrarese)
È la capacità di misurare le proprie forze; chi è senza usta è una persona irruente e priva di grazia, che provoca danni già solo col suo muoversi scoordinato.

Cazzimma (napoletano)
Per spiegare il significato di questo termine, mi avvalgo direttamente della spiegazione che ne aveva dato il musicista Pino Daniele. 
“La cazzimma designa la furbizia accentuata, la pratica costante di attingere acqua per il proprio mulino, in qualunque momento e situazione, magari anche sfruttando i propri amici più intimi, i propri parenti. È l’attitudine a cercare e trovare, d’istinto, sempre e comunque, il proprio tornaconto, dai grandi affari o business fino alle schermaglie meschine per chi deve pagare il pranzo o il caffè.”

Lagnusìa (siciliano)
Questa parola indica qualcosa di simile alla pigrizia, ma non tanto forte da essere accidia: è l’atteggiamento di chi non fa quel che invece dovrebbe, arrivando a usare una logica tutta personale a giustificare la propria indolenza.

Camurrìa (siciliano)
È una seccatura reiterata nel tempo, che pertanto sfianca con la sua costanza, tanto da provocare inizialmente noia, poi impazienza, infine vera e propria rabbia. Sembra che l'etimologia del termine possa essere fatta risalire al fastidio provocato dalle emorroidi.

Bogianen (piemontese)
Bogia nen (letteralmente "non ti muovere"), è un soprannome popolare dei piemontesi e indica un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con fermezza e determinazione. In poche parole indica la proverbiale testardaggine e inamovibilità che caratterizza i piemontesi.
Secondo quanto si racconta, l'espressione avrebbe avuto origine dalle gesta dei soldati sabaudi durante la battaglia dell'Assietta (1747). 4.800 soldati austro-piemontesi si trincerarono per fermare l'avanzata delle truppe francesi, che contavano 40.000 uomini. Vista la situazione disperata, lo stato maggiore inviò un messaggio al comandante piemontese, il conte Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio, perché autorizzasse la ritirata verso posizioni più favorevoli. Bricherasio avrebbe risposto: «Dite a Turin che da sì nojàutri i bogioma nen» (ovvero "dite a Torino che noi da qui non ci muoviamo "). L'espressione divenne poi proverbiale.

E voi, conoscete qualche termine intraducibile dal dialetto delle vostre parti?

17 commenti:

  1. Scommetto che in Giappone hanno un termine per ognuna di queste parole italiane XD
    Devo farmi tornare in mente qualcosa...^^

    Moz-

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    1. Bisognerebbe conoscere un po' di giapponese! :D

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  2. Stavolta ne conoscevo diverse, ovviamente a parte "cazzimma" conoscevo cammurria e bogianen.

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    1. SU cazzimma ci avrei scommesso! Te l'avevo detto nel post precedente! :)

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  3. Da terrone conoscevo solo quelle del sud.

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    1. Beh, io da torinese conoscevo solo bogianen. :)

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  4. Io invece ne conoscevo neanche mezza. Del resto sono sempre stato negato per i dialetti, nonostante, grazie soprattutto alle vacanze al mare, abbia avuto amici di quasi ogni parte d'Italia.

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    1. Dai, non conosci nemmeno qualche toscanismo?

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    2. Toscanismi? Boh, può darsi, ma al momento mi viene in mente solo "bischero".

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    3. Che però è traducibile in italiano come sciocco, no? E poi ha dei corrispondenti anche in altri dialetti: nel nord si direbbe pirla o pistola.

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    4. Penso di sì. Ma, come ti ho detto, per me è tutta terra incognita.

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  5. Mi sto divertendo moltissimo con questi tuoi post Marco 😀 e imparo 😉

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    1. Ne sono felice! Direi che sono un simpatico intermezzo. :)

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  6. Camurrìa è una parola che dice sempre il commissario Montalbano. :) Io sapevo "bogianen" perché l'ho imparata dalla mia collega di Torino. Oppure a volte dice che il tizio è un "pistino" traducibile come pignolo.

    Io invece sono espertissima nel dialetto trentino fiemmazzo perché l'avevo imparato da bambina. Essere uno "slapèr" vuol dire, ad esempio, essere trasandato.

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    1. Ah ecco, dov'era che avevo già sentito camurria!
      Pistino non poteva far parte di questa rubrica perché ha un corrispettivo in italiano, come anche ciaparat (letteralmente acchiappatopi, è un sinonimo di cialtrone).

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  7. Conoscevo buona parte dei termini del nord e anche "camurria", letto in tanti romanzi di Camilleri.
    Ecco, per risponderti provo a dire ciribiciaccola.

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    1. Ecco, questa non so proprio che cosa vuol dire! :)

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