sabato 28 aprile 2018

Hotel California

1975, California. Una terra che è nell'immaginario collettivo. Terra di sogno e di speranza, terra di sole e di mare. Il nuovo disco di un gruppo, gli Eagles, che con quelle armonizzazioni vocali delicate e piacevoli e quel loro country-rock orecchiabile ed energico, un marchio di fabbrica che li ha resi celebri, sono immediatamente riconoscibili. E il titolo, quell'Hotel California, che richiama vacanze, divertimento, spensieratezza, proprio lì in quella terra di sogni che è la California.
Ma è davvero così?
C'è qualcosa di diverso questa volta, qualcosa che stona, e che sottilmente traspare già dalla copertina del disco. Vi si vede rappresentato un magnifico albergo che spunta tra le palme della California. Ma non illuminato dal suo sole. L’immagine è presa sul far della sera, quando quel sole caldo è ormai tramontato e anche le ultime ombre si sono ormai dissipate, per lasciare posto all'oscurità scesa ad avvolgere l'hotel, distante sullo sfondo, con il buio in primo piano. Vengono accese le luci, per dissipare le tenebre, ma sono luci deboli, luci azzurre, fredde, spettrali. Come se fosse un hotel infestato dai fantasmi.
Ma poi si mette su il disco e parte la title-track, ed è da subito un ammaliante rock sincopato introdotto da arpeggi di chitarra acustica su cui si sovrappongono una dietro l'altra chitarre elettriche a profusione. E con la voce di Don Henley e il ritornello orecchiabile, quei timori sono dissipati.
Ma è davvero così?


Hotel California è una canzone perfetta. Fortemente voluta perfetta. Le session di registrazione del brano sono a dir poco estenuanti: vanno avanti per intere settimane, con Don Henley e Glenn Frey che costringono gli altri tre membri della band a un turn-over massacrante, fatto di continue sovraincisioni e missaggi, nel tentativo maniacale di realizzare la canzone perfetta, riscrivendo in continuazione più volte nota per nota ogni passaggio e registrando ogni nuova variazione. Don Felder, il terzo compositore del brano, non ce la fa più: vuole chiedere agli altri due membri della band, Randy Meisner e Joe Walsh, di secessionarsi, formare un trio per conto loro e dividersi da Henley e Frey e la loro direzione autoritaria ed esacerbata. Solo per miracolo il gruppo non si spacca e riesce a ottenere la versione definitiva della canzone.
Alla fine Henley e Frey vincono la scommessa: Hotel California è un capolavoro e li consegna definitivamente alla storia della musica. Il freddo e le tensioni che si avvertivano sembrano dimenticate al suono delle armonizzazioni delle chitarre, dell'interpretazione di Henley e del monumentale assolo finale di Walsh e Felder.
Ma è davvero così?
Qualcosa nel testo fa emergere un poco alla volta un’impressione diversa, nuovamente fredda e paurosa, e quell’immagine dell’hotel infestato dai fantasmi torna di nuovo a farsi sentire.

Un'autostrada scura e deserta, battuta da un vento gelido. In lontananza una luce scintillante, la testa che si fa pesante. Lei è lì che lo aspetta alla porta e lui sa che potrebbe essere il paradiso oppure l’inferno. Accende una candela e lo accompagna per corridoi dove si sentono voci sussurrare… 
Benvenuto all’Hotel California, un posto così delizioso…
Gli ospiti che si riuniscono nel cortile per bere e danzare… Ma sono davvero lì? Sono reali? O sono… fantasmi? Che vivono lì per sempre? Lo dicono loro stessi. Sono tutti prigionieri di quell’hotel, fantasmi destinati a ripetere in eterno lo stesso rituale, notte dopo notte. Afferrando pugnali d’argento per uccidere il male, ma senza riuscirvi… Non si può uccidere chi è già morto. 
E allora fuggire via dalla porta, trovare un passaggio e andare lontano da quel luogo... Purtroppo no, non potrà mai fuggire dall’Hotel California. Perché ora anche lui è uno dei suoi ospiti e lo sarà per sempre.

Hotel California: un albergo infestato dai fantasmi. Proprio come pochi anni dopo sarà l’Overlook Hotel di Shining.
Ma è davvero così?
No, che non lo è. L’interpretazione gotica che ho dato, per quanto suggestiva, è completamente sbagliata. O forse no, in un certo senso. Perché in effetti l’Hotel California è davvero un albergo popolato da fantasmi, ma non sono quelli della mia prima interpretazione.
Dietro la luce della musica degli Eagles si nascondevano le scure ombre della dipendenza dalle droghe, cocaina in primis. La California, evocata dal nome dell’hotel, non è quella del sole e della musica, ma quella del consumo, di droghe e di persone, la California dei sogni infranti e delle speranze deluse. E i fantasmi sono quelli delle persone che erano un tempo e che la dipendenza dalla droga ha reso spettri, prigionieri e senza pace.

Nel buio di un'esistenza solitaria, vedi come una luce in lontananza, la testa ti si fa pesante e non puoi che andare verso di essa. Ad attenderti alla porta di quell'hotel, c’è allora lei: la Dipendenza. Una dose, e potrebbe essere l'inferno o il paradiso. Ti conduce per corridoi sussurranti di voci che ti dicono che bel posto sia quello, che c’è sempre posto per un nuovo ospite. E a ogni dose ti metti a danzare assieme a lei, alcuni lo fanno per ricordare, altri per dimenticare. Puoi bere, divertirti e rilassarti, ma tutti quanti lì sono prigionieri. Non potrai mai fuggire via, perché ora sei anche tu uno degli ospiti, e lo sarai per sempre. Benvenuto all'Hotel California.

14 commenti:

  1. Bisognerebbe almeno osservare con attenzione le copertine dei dischi per cogliere il mood delle canzoni contenute, e quelle degli album in vinile sono pure abbastanza grandi da consentire a tutti di soffermarsi sui particolari.
    In effetti l'intero LP in questione
    esplora il tema della decadenza dell'America, sempre più corrotta e avvezza all'uso di alcol e droghe.
    Gli stessi componenti degli Eagles fanno parte di quella borghesia allo sbando che, negli anni '70/80, cerca l'ispirazione creativa nelle droghe sintetiche. Non a caso suggelleranno la nascita del gruppo con un viaggio a base di LSD battezzato da quella che due anni più tardi diventerà l'icona del folk-rock di Los Angeles, Linda Ronstadt.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se uno osserva il retro del disco, si vedono gli Eagles nella hall dell'hotel assieme a tutta una serie di personaggi. La band è l'unica che si veda bene, gli altri hanno veramente un aspetto di spettri, che a me hanno subito ricordato le foto nel finale del film Shining. Inoltre sul CD c'è l'immagine dell'inlay che mostra la hall completamente deserta e questa è forse l'immagine più desolante di tutte.

      Elimina
  2. Conosco solo la title track, che anche a non volere è impossibile non avere ascoltato. Non ho mai sentito il desiderio di approfondire perché li trovavo troppo country per i miei gusti. Lo stesso i CSN&Y.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gli Eagles sono nella top5 dei miei gruppi preferiti, ho la loro intera discografia, assieme alle rarità introvabili. In realtà il country rock era agli inizi, già con Hotel California la componente country era stata del tutto perduta, complice l'uscita di Bernie Leadon, il primo chitarrista e la sostituzione con Walsh.

      Elimina
  3. Io sapevo anche che il famoso "Hotel California" era legato alla guerra del Vietnam ed era una sorta di metafora dei cimiteri dove sono sepolti tutti quei ragazzi morti in guerra.
    Buon fine settimana!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Può essere un'altra interpretazione, che non conoscevo.
      Buon fine settimana anche a te! :)

      Elimina
  4. Ottimo articolo per un ottimo brano.
    Già: è proprio così. La California qui raccontata è quella delle ombre (di se stessi), dei sogni finiti, di momenti eternamenti crepuscolari.
    Non a caso si sente una data, nel brano: 1969.
    Non sapevo delle lunghissime lavorazioni.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sono quelle canzoni che, oltre a essere eternamente belle, si portano anche dietro un vissuto molto intenso.

      Elimina
  5. E' uno dei pezzi storici della musica americana, però ammetto che non ero per niente preparato sui suoi contenuti testuali e sulla sua storia a livello di incisione. E' l'occasione per ascoltarlo con calma e farlo entrare nel novero delle canzoni storiche che ho "assimilato" e ormai sono parte del mio bagaglio culturale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai cos'è? Noi italiani con la musica straniera siamo in difetto: ci facciamo trasportare dalla musica senza soffermarci troppo sul testo, perché non sempre è così immediato come se fosse cantato nella nostra lingua. Il che diventa poi tutta una scoperta.

      Elimina
  6. È uno dei pochissimi dischi che possiedo e che non darei mi mai via.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti è un disco bellissimo. L'avevo comprato al primo anno di università, prima di dare l'esame di Inglese.

      Elimina
  7. Interessantissimo post che mi ha fatto tornare ragazzina! Grazie di averci narrato la storia di questa canzone. Droga o meno, l'Hotel California è comunque un'ambientazione perfetta per una storia di fantasmi. In America pare che ci siano abitazioni e hotel infestatissimi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, infatti trovo che l'interpretazione gotica sia suggestiva, anche se non era il vero significato che intendevano dare Henley e Frey.

      Elimina