venerdì 23 febbraio 2018

Le Parole Intraducibili (parte II)

Nella prima parte di questo post abbiamo visto una serie di parole provenienti da diverse lingue che però non hanno un corrispettivo in italiano o in altre lingue; in questa seconda parte ne vedremo ancora delle altre. 

Mamihlapinatapei (yaghan, dialetto cileno)
Con questo termine si indica l'atto di guardarsi reciprocamente negli occhi sperando che l'altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente, ma che nessuno dei due vuole fare per primo; ovvero quel gioco di sguardi tra due persone che si piacciono ma sono troppo timide per fare la prima mossa.

Oppholdsvaer (norvegese)
Il termine indica la luce del giorno dopo la pioggia.

Shoganai (giapponese)
Questa parola viene usata per indicare un qualcosa che non può essere evitato, ovvero significa "accettare che alcune cose capitano e che non ci possiamo fare nulla".

Hanyauku (rukwangali, lingua parlata in Namibia)
È il camminare in punta di piedi sulla sabbia calda.

Jugaad (hindi)
Questa parola indica la capacità di trovare soluzioni innovative, improvvisate e geniali, utilizzando ciò che si ha a propria disposizione.

Nunchi (coreano)
Il termine indica la capacità di interpretare gli sguardi, leggendo in questo modo le emozioni altrui.

Psithirisma (greco)
Il termine indica il suono che fa il vento quando passa fra le foglie.

Komorebi (giapponese)
Il termine indica la luce del sole quando filtra attraverso i rami degli alberi.

Katofakos (cipriota)
Questo termine indica la sensazione di avere l’orizzonte sempre alle spalle.

Merak mepak (serbo)
Ho trovato questa parola scritta in entrambe le forme; sostanzialmente il termine descrive il piacere per le piccole cose, è quel sentimento di compartecipazione con l'intero universo che nasce dalla capacità di apprezzare i piccoli piaceri della vita.

(CONTINUA...)

14 commenti:

  1. Tra l'altro, la prima parola che hai inserito è (era?) nel guinness dei Primati come termine/concetto più lungo... possibile? :o

    Moz-

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    1. Sì, è vero. Un po' una minchiata, forse, perché la lunghezza con cui viene espresso un concetto non è proprio un parametro quantificabile in maniera rigorosa, però OK.

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    2. Boh, mi sa che però quando la lessi (prima che lessi tornasse a casa -ok non lo dico più) era piena di h.

      Moz-

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    3. Non ci sto capendo un'h! :P

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  2. E pensare che mi sono tute sconosciute.

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    1. Beh, nemmeno io prima di scrivere il post le conoscevo... :)

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  3. Ma qualche caso di parola italiana intraducibile nelle altre lingue esiste?

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    1. Sicuramente sì. Mi vengono in mente jella e culaccino (il segno che lascia la tazzina di caffè o in genere un bicchiere sulla superficie di un tavolino).

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  4. Stavolta non ne conoscevo nemmeno una....

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    1. Scommetto che nella terza parte almeno una la conosci... :)

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  5. Anch'io non ne conoscevo nemmeno una! Però le parole relative alla natura mi hanno fatto venire in mente la parola gibigianna: scintillio e o balenio di una luce riflessa su specchio e/o acqua.

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    1. Giusto! Probabilmente gibigianna non ha dei corrispettivi nelle altre lingue.

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  6. Nemmeno a dirlo, non conoscevo mezza parola di quell'elenco.
    In compenso ho in mente un termine ormai in disuso che allude a un preciso comportamento.
    Si tratta di sagittabondo: derivato dal segno zodiacale, sta a indicare colui che scocca sguardi che fanno innamorare.
    Ci può stare?

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    1. Questo termine lo conoscevo anch'io, e hai ragione: è in disuso. E' molto probabile che non abbia dei corrispettivi in altre lingue.

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