venerdì 27 settembre 2019

Elogio dell'Antipatia

Sono antipatico. E lo ammetto con serenità.
Negli anni me ne sono state dette parecchie, ma recentemente una persona ha detto di me (ovviamente dietro le spalle) che avrei delle “difficoltà relazionali”. Sorvoliamo pure sulla persona in questione, la sua famiglia, e il loro modo di comportarsi, anche e soprattutto da un punto di vista relazionale, nonché la scarsa stima nei miei confronti, nonostante i risultati che porto. È vero che forse non sono una persona molto socievole, mi piace stare con gli altri, ma ho bisogno dei miei spazi; ho un carattere non sempre facile e disprezzo le ipocrisie; detesto i prepotenti e non elargisco il mio affetto a chicchessia. Ma queste mie “difficoltà relazionali” sono in effetti dovute al fatto di essere uno che dice le cose come stanno, il che mi identifica come antipatico. 

Essere antipatici non è mica facile: conviene di più essere simpatici. Da un punto di vista della sopravvivenza sociale, la simpatia è la scelta migliore. I gruppi sociali preferiscono avere persone simpatiche al loro interno. L'antipatia poi è antieconomica: è solo energia che si dissipa. 
Sia il simpatico che l'antipatico hanno dei caratteri estremamente empatici, ovvero si mettono nei panni degli altri per cercare di capirli. L'empatia non ha infatti connotazioni positive o negative: è semplicemente espressione del saper cogliere e interpretare le emozioni altrui per utilizzarle al meglio. Un bravo comunicatore deve essere empatico, così da cogliere le emozioni dell'uditorio per riuscire a trasmettere in maniera efficace il suo messaggio. Ma anche un bravo torturatore deve essere empatico, per cogliere le emozioni della sua vittima e capire quali tasti toccare nello svolgimento del suo abietto compito.
Con quello simpatico ti diverti e tutto sembra bello. Sembra: perché alle volte sta ridendo di te, non con te. Ho conosciute persone definite “simpatiche” che usavano gli altri come oggetti per il proprio divertimento. Nelle opere di Shakespeare il buffone di corte è l'unico a poter dire la verità al re, ma nascosta dietro scherzi e battute, le mette una maschera, esattamente come quella che indossa lui. È un personaggio che piace perché è divertente, ma lo sciocco si ferma alla battuta; ride, ma senza capire la verità che ci sta dietro. E al simpatico in fondo non importa poi molto che le cose arrivino agli altri: se le capiscono bene, altrimenti che si arrangino. Alla fine è lui quello che se la ride per davvero.
L'antipatico invece è diretto, dice le cose come stanno, senza giri di parole. È quello che dice cose impopolari: preferisce rivelare verità scomode, piuttosto che rassicuranti bugie, e vuole che siano conosciute, perché è da lì che si può iniziare a migliorare. Perciò sostanzialmente è visto come un gran rompiscatole. Ed è per questo che non piace: a nessuno fa piacere sentire cose che non ha voglia di sentirsi dire. A nessuno piace essere messo di fronte alla propria incapacità e incompetenza, agli errori fatti e alle scelte sbagliate. Meglio far finta di niente, oppure mostrarsi arroganti e sicuri di sé: non aprire gli occhi, per paura di vedere sbriciolate le proprie certezze, piuttosto difenderle fino a negare persino l'evidenza, non assumendosi alcuna responsabilità. Salvo poi, alla prova dei fatti, non sapere come gestire situazioni difficili, dimostrando la propria inefficienza e impreparazione, nonostante l'essere stati avvisati per tempo. Basta fingere che vada tutto bene, e se proprio ci fosse qualcosa che non va, la colpa non è del problema e di chi l'ha causato, ma di chi il problema l'ha segnalato. Cioè il problema è chi segnala un problema. Perché si crede chissà chi, non gli va mai bene nulla e se ne sta sempre lì a criticare. Perché è antipatico, ha “difficoltà relazionali”.
Che poi all'antipatico cosa gliene viene in tasca? Nulla. Anzi, a volte ci rimette pure. Così alla fine preferisce lasciar perdere, e la volta successiva non dire nulla. Perché sprecare energie inutilmente? Chi glielo fa fare? In fondo a lui, che gliene frega? Vive tranquillo lo stesso.


Il vero leader è quello che ascolta le critiche dei suoi collaboratori, che si mette in discussione. Chi si assume le proprie responsabilità di fronte a un errore. Non è segno di debolezza, anzi: è segno di grande forza riconoscere i propri limiti. Il grande è chi sa circondarsi di persone valide, valorizzandole, perché le loro capacità gli permettono di arrivare dove da solo non riuscirebbe. E molti di questi sono orgogliosamente degli antipatici.

58 commenti:

  1. Per qualcuno sono antipatico e per altri sono una persona adorabile. Ma questo post mi ha fatto chiedere cosa penso io di me stesso al riguardo.

    Non tollero la stupidità gratuita e chi cavalca i luoghi comuni e chi è con me e mi frequenta si accorge di queste mie idiosincrasie. Come dici è molto "più facile vivere" se si è simpatici, ma dipende anche dal significato che si da alla parola "vivere"

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    1. Dico che quelli simpatici hanno vita facile. Le persone apprezzano i simpatici, non gli antipatici. Preferiscono quelli brillanti e divertenti, piuttosto che quelli seri e concreti.
      Però appunto, spesso il simpatico è quello che si aspetta un ritorno, l'antipatico è disinteressato. Una caratteristica che spesso non viene nemmeno considerata.

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  2. Sai come la penso: non ti curar di loro ma guarda e passa.

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    1. Il problema è che questo lo faccio da anni...
      Giusto oggi i fatti mi hanno dato ragione su qualcosa che dicevo da otto mesi.

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  3. La parola stessa, però, significa che si riesce a provare emozioni con gli altri. Sim-patia.
    Non per forza è gente che ride di te. Non è detto poi che chi fa il simpatico per convenienza sociale, lo sia davvero. E i falsi si riconoscono, e fanno sempre una brutta fine :)
    Forse bisogna essere né simpatici né antipatici: un vero leader è empatico^^

    Moz-

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    1. La penso come te.
      Ci sono diversi gradi di simpatia. Spesso le persone confondono simpatico con divertente. Sono due cose molto diverse.
      Ci sono anche diversi gradi di antipatia, e spesso viene confusa con l'essere stronzi. Anche qua sono due cose diverse.
      E poi sì, hai ragione, ci sono anche i falsi simpatici, come i falsi antipatici.
      Un vero leader è chi fa ciò che deve senza dimenticarsi di chi gli permette di farlo. E' chi guida gli altri sapendo di essere guidato da loro.

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    2. Verissimo, quello è un leader :)

      Moz-

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  4. Io pure rientro nella categoria degli antipatici, però faccio del mio meglio per mantenere un basso profilo ;-)

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    1. Questo non lo so. Però sicuramente ti vedo come una persona molto empatica. E anche divertente. 😄

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  5. Spesso al liceo la mia serietà e riservatezza è stata scambiata con l'erronea convinzione di sentirmi superiore agli altri compagni, quando invece facevo di tutto per farmi accettare da loro... Ma poi ho compreso che non era affatto l'antipatia a limitare i miei rapporti gli altri, quanto l'invidia che questi provavano nei miei confronti senza che vi fossero motivi apparenti.
    Ad ogni modo, che io risulti simpatica o meno alla gente, preferisco essere me stessa e camminare sempre a testa alta, imparando a discernere da alcuni atteggiamenti o convinzioni negative mosse nei miei confronti... E' vero che "la verità fa male", ma la penso come te. Meglio essere sinceri e realisti piuttosto che nascondersi nel falso perbenismo e/o nell'ipocrisia.

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    1. Il problema è che molto spesso le persone la verità non la vogliono nemmeno sentire. "So tutto io, di quello me ne occupo io, te preoccupati delle tue cose". Allora per stanchezza lasci perdere. Salvo poi, alla fine, trovarsi nella situazione del "Io te l'avevo detto". E magari ancora far finta di niente, come se niente fosse successo. Solo che così facendo alla fine ci rimettono tutti.

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  6. Ma guarda, semplicemente io sono io e di come mi vedono gli altri mi interessa poco, comunque ipocrita non sono mai, antipatico e simpatico ogni tanto, dipende dalla situazione.

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    1. Assolutamente. Però, vedi, alcune cose hanno delle ripercussioni. Sto parlando dal punto di vista lavorativo. Per cui si creano situazioni che non sono per niente facili da vivere.

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  7. A me stai simpatico...ma devo prima leggere il post e poi vedrò se confermare o meno.
    Ti saprò dire

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  8. Penso di essere simpaticamente antipatico.
    Mi ritrovo su tutto quello che scrivi sull'essere antipatico.
    Trovo i simpatici che deridono gli altri dei veri stronzi .
    Detto questo non mi sembra di avere difficoltà nello relazionarmi con gli altri.
    Non amo i leader e trovo la definizione che fai te di vero leader un utopia.



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    1. Esattamente, non si deve confondere simpatico con divertente o ironico. Sono tre cose diverse. Come anche antipatico con stronzo. Credo siano dei limiti linguistici dati da un certo abuso e abitudine sulle parole.

      I leader puoi non amarli, ma sono necessari.
      Per la definizione di leader non so se ti riferisci a quella del post o a quella data a Miki (o a entrambe), però non le definirei utopia.
      L'ideale non esiste. Si tende all'ideale. Cioè il nostro obiettivo, sempre, è di puntare all'ideale, rimanendo però consapevoli del fatto che non lo raggiungeremo mai.
      Per cui il vero leader non è chi pensa di esserlo, ma chi si mette in cammino su quel sentiero che porta verso l'ideale. Conscio che la perfezione non esiste e ci sarà sempre qualcosa da imparare e da perfezionare.
      L'uomo è una macchina perfettibile, e così lo è il leader.

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  9. Appunto è un discorso utopistico il tuo sul leader perfetto.
    In teoria può andare , nella pratica no.
    Poi io non considero un uomo una macchina perfettibile , non considero l’uomo una macchina stop.

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    1. Mai parlato di leader perfetto. Ma di persone che crescono consapevolmente e si migliorano.
      Perché non consideri l'uomo una macchina?

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  10. Perché una macchina non può provare delle emozioni ...empatizzare ecc..

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    1. Qui c'è un errore logico. Hai spiegato perché una macchina non è un uomo. Io ti avevo chiesto perché dici che un uomo non è una macchina.

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    2. Perché un uomo non lo puoi disassemblare , riprogrammare , rottamare ..smontare .
      L’uomo è uno nella sua unicità...le macchine le puoi fare in serie ..omologare ecc..programmare.
      L’uomo è imprevedibile.
      Non segue nessuna regola razionale.


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    3. Ok, ora cominciamo a inquadrare meglio. Ma ancora non ci siamo.
      Un uomo può essere disassemblato/smontato, riprogrammato e persino rottamato.
      L'unicità già mi piace di più. Ma con il "fare in serie" temo che non ci siamo più. E anche con omologare, programmare.
      Definiscimi poi "imprevedibile".
      Che non segua "nessuna" regola razionale è completamente sbagliato. Che si faccia guidare anche da istinto ed emotività non ci piove, ma per il resto...

      No, direi che non ci siamo. Hai indicato una serie di caratteristiche descrittive, ma non sei in grado di dire perchè un uomo non è una macchina. Il problema di fondo è che tu non sai che cos'è una macchina. E non sto parlando del test di Touring.

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    4. Spiegamelo te...sono ansioso di imparare un concerto nuovo.
      Ma ho paura di trovare sempre una crepa , falla o chiamala pure come ti pare nella tua argomentazione.
      E non sto parlando di Adamo di Eva o della Bibbia quando mi riferisco all’uomo.
      Anche il corpo umano fisiologicamente lo puoi considerare un assemblaggio di apparati e scendere sempre più a fondo fino ad arrivare
      a descrivere una singola molecola ( azzardo l ‘esperto sei te) o atomo che lo costituisce.
      Ma arrivare al concetto di macchina ( per come la intendo io , almeno,ce ne vuole..).
      Lo psichiatrico non segue nessuna regola razionale , non può essere una macchina perfettibile.

      Ps : ho visto un altra falla pure sul disegno che “hai fatto “ sulla rappresentazione di capo e quella di Leader.
      Hai bisogno della freccia per indicar che il primo è un leader .
      Senza l’indicativo non spicca rispetto agli altri.
      Ma pure con la freccia non può dire che “tiri-traini” il peso alla pari degli altri.
      Un leader deve spiccare in una maniera o nell’altra sennò il termine stesso viene vanificato.
      Eppoi na cosa Marco: non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo per forza essere d’accordo su tutto.

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    5. Parto dal fondo e vado a ritroso.
      L'ultima cosa che hai detto è assolutamente giusta, ma sta proprio qui il bello della discussione: ci si confronta e si impara qualcosa l'uno dall'altro. Poi magari si rimane della stessa opinione, però già il discutere è in sè positivo.

      Sono interessanti le tue obiezioni all'immagine di capo/leader (non l'ho fatta io, è presa dalla rete).
      Leader è chi in gruppo sociale esercita la propria influenza per guidare le persone in una determinata direzione e motivarle al raggiungimento dell'obiettivo. Si differenzia dal capo che è invece chi esercita un potere istituzionalizzato. Il leader non è necessariamente il capo.
      Non sta scritto da nessuna parte che il leader faccia lo stesso lavoro degli altri: quindi hai ragione nella tua osservazione. Il leader riveste il ruolo di motivatore.
      L'osservazione sulla freccia è altrettanto corretta: infatti è il gruppo a riconoscere il leader, altrimenti è solo un capo, cioè senza riconoscimento, formale o informale che sia, non si è un leader.

      Il caso psichiatrico però è a sè. In ogni caso è comunque perfettibile, è proprio lo scopo della psichiatria o psicoterapia cercare di andare in questo senso.

      Definizione di macchina: insieme di componenti che compie lavoro.
      (lavoro non in senso antropologico, ma fisico, forza applicata a uno spostamento)
      Gli organismi viventi rientrano in questa definizione in quanto dal più piccolo organismo cellulare fino a noi sono un insieme di componenti che producono lavoro (termodinamico). Anzi: in ogni cellula è presente un motore a combusione interna (mitocondrio). In questo senso l'uomo è una macchina. Tu stavi facendo confusione con macchinario o macchina artificiale.
      Detto questo, con perfettibile intendevo dire migliorabile, cioè giorno per giorno si impara qualcosa.

      Le mie altre obiezioni a quanto dicevi.
      L'assioma: prova emozioni = uomo, non prova emozioni = macchina, non funziona perché un gatto prova emozioni, una rosa non ne prova, e quindi non rientrano nelle categorie stringenti che avevi definito.
      Le emozioni sono reazioni a stimoli interni o esterni all'individuo, sostanzialmente possono essere viste come un'ulteriore modalità sensoriale, e portano al rilascio di determinate biomolecole che vanno determinare una risposta comportamentale. Più semplicemente: meccanismo di risposta a uno stimolo che detta una risposta. La reazione fobica degli organismi più semplici, cioè allontanarsi da ciò che porta dolore (quindi un pericolo) si è evoluta nella paura. La fotocellula di un dispositivo artificiale è analoga: stimolo e risposta.

      L'uomo può essere disassemblato/smontato: pensa ad amputazioni o trapianti. Il fatto di avere un braccio in meno o un organo trapiantato però non rende il paziente meno uomo.
      Può essere anche riprogrammato: pensa all'apprendimento condizionato, uno segnale-stimolo ripetuto nel tempo è in grado di generare una risposta automatica.

      Detto questo: è stata una delle migliori discussioni che ho avuto qui sul blog. 😃

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    6. Hai scritto un papiro!
      Ti offendi se ti dico che adesso vado al supermercato a prendere il tuo libro ...che finalmente è arrivato e ci risentiamo quando avrò letto con calma la tua risposta
      Mi piace comunque la chiosa finale 😀 ( ho letto solo quella per ora)
      A presto

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    7. Beh, sono i ragionamenti che facevo tra me e me a ogni tuo commento!
      Però dico sul serio: è stata una bella discussione, raramente è capitato di ragionare su così tante cose partendo da uno spunto.

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    8. Ah Marco non son stronzo ...ho letto quello che hai scritto ed è molto interessante...ma non riesco a trovare il tempo per risponderti .
      Anche perché c’è tanto da argomentare.
      Però lo farò.
      Buona serata

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    9. Max, ma non ti preoccupare! 😄

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    10. Ciao intanto mi scuso per il ritardo nella risposta.
      Ma quello che leggerai adesso è il risultato di un work in progress che ha preso tutto il tempo che ti ho fatto aspettare.
      C’ho pensato diverse volte alla mie risposte ..se fossero attinenti alle tue riflessioni o meno.
      Se andavo fuori tema , se capivo pane quando te scrivevi vino.
      C’ho ragionato molto e aiutato anche da parole lette su altri blog , post e anche da Saramago che si alternavano assieme alle parole del tuo articolo son riuscito ad arrivare a una conclusione...che trovo soddisfacente almeno per me.
      E cioè che mi sposto di niente dalle mie prime affermazioni .
      Girando e rigirando torno sempre alle mie solite conclusioni.
      Che tutto è facile in teoria ma in pratica è un altra cosa.
      Il concetto base è che l’uomo è di per se imperfetto e parlare di perfettibile inteso come capacità di migliorarsi rispetto a qualcosa di imperfetto...come ragionamento stride.
      A parer mio eh...!
      Sto andando a memoria , rispondendo “in presa diretta”...son le nove e venti di oggi che ho iniziato a scriver sulle note del cellulare...sperando di finire e postarlo sto cazzo di commento.
      Magari capisci se ho veramente compreso quello che te intendevi.

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    11. Concetto di Leader
      Mi spinge a nuove riflessioni.

      Ha validità se ti riferisci a un nucleo dove non è ben evidenziata una gerarchia.
      Il motivatore è un leader , l’allenatore di una società sportiva pure.
      Ma quando entrano in ballo dei ruoli ben definiti in ambito lavorativo la figura di capo e leader si confonde.
      In teoria un leader dovrebbe seguire le regole che scrivi te per essere pure un buon capo.
      Nella realtà questo non succede perché le scelte scomode ( che non possono accontentare tutti, vanno fatte) nell’economia aziendale.
      Tu stesso prendi un esempio lavorativo tuo personale per denunciare un disagio.
      E poi mi porti ad esempio il bravo comunicatore o il bravo motivatore per avvallare il tuo concetto di buon leader .
      È come se prima parli di pastasciutta e dopo di minestra.
      Mi sembra la tua spiegazione un po’ come le riunioni mensili che fanno i venditori porta a porta fra loro per convincersi a fare bene il loro lavoro.
      Poi è chiaro che in teoria un leader dovrebbe guidare e sentire le ragioni di tutti.
      Non è detto che un capo non faccia altrettanto ma poi si trova per convenienza sua in primis o dell’azienda che si trova a coordinare a fare delle scelte sconvenienti a tanti.
      Ti faccio un esempio pratico: due miei amici uno ingegnere e l’altra geometra.
      Dipendenti di una grossa azienda edile in crisi .
      La scelta che naturalmente li ha penalizzati è stata che l’azienda a corto di liquidi ha preferito pagare per un tot di tempo solo gli stipendi ai muratori altrimenti questi avrebbero bloccato i lavori.
      I miei amici son rimasti a bocca asciutta anche dopo che l’azienda è fallita.
      Che tipo di comportamento è stato usato dal coordinatore/ leader/capo?
      Quello che cerco di spiegare è che un leader non è un capo.
      La tua definizione di leader io la contestualizzo all’ambito lavorativo..ci sta che sia idealizzata alla massima potenza.
      Ma nella realtà è veramente difficile mettere in pratica quello che tu ipotizzi.
      Per questo dico che è utopia.
      Però sognare e sperare non fa mai male.
      Scusami se ti ho annoiato , se mi sono dilungato..se per te magari ho scritto fesserie.
      A presto:
      Dal tuo libro vedo che sei del 84 come mia sorella.
      Una generazione di rompicoglioni , testardi e permalosi.
      Solo pensando a mia sorella..te magari sei meglio -:)











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    12. Ci credi che per sbaglio ho cancellato tutto quello che avevo scritto riguardo al concetto di macchina..ecc..porca puttana!
      Ora devo riscriverlo....
      Cazzo! Cazzo!
      A dopo ciao
      T’ho mandato l’intro e la conclusione.
      😀
      Porca puttana!!!
      A dopo

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    13. Max, non hai niente da scusarti! Anzi, mi fa piacere che tu sia voluto tornare su questa discussione. Come dicevo, l'importante non è cambiare opinioni, ma confrontarsi. Poi può anche succedere di acquisire una visione diversa delle cose.

      L'Uomo è imperfetto, ma del resto nulla è perfetto. Questo però non vuol dire che nel corso del tempo non si sia avuto un miglioramento, e non solo dal punto vista evolutivo (biologico), ma anche un perfezionamento nei modelli, negli stili di vita, nei costumi, nei valori sociali... La strada è ancora lunga, ma già molte cose sono migliorate rispetto a 50 anni fa o 200-300...
      Da come la metti sembra che il problema sia la difficoltà: facile in teoria, difficile nella pratica.
      È vero. Ma chi l'ha detto che le cose devono essere facili? Se fossero facili non daremmo loro un valore. Quello di perfezionarsi e migliorare, come individui, come specie, come società, è una strada difficile, ma non impossibile.
      Perfezionarsi, non diventare perfetti. La perfezione è un ideale, quindi irraggiungibile. E oltretutto noiosa. Il bello della vita è la sua imperfezione.

      Come avevo già scritto, il leader non è necessariamente il capo. Può esserlo, ma non è detto. La differenza tra i due è il ruolo: il capo comanda, il leader guida. Le decisioni (giuste/sbagliate) le prende il capo, il leader è quello che motiva le persone a raggiungere l'obiettivo, deciso dal capo.
      Spiego meglio l'esempio del post. Parlo di una persona che è il capo, e che si crede anche leader. Cioè essere un leader è come percepisce se stessa. Ma non viene riconosciuta in questo modo da quelli che lavorano per lei. Si autoattribuisce un ruolo che non ha, e non ce l'ha perché chi glielo dovrebbe attribuire (io e i miei colleghi) non la vede così. E questo perché non ne ha le caratteristiche. Comanda, prende decisioni (a volte sbagliate, a volte non condivisibili), e questo fa parte dell'essere capo. Le mancano invece le caratteristiche del leader: si sopravvaluta, non sa cosa siano le leve motivazionali, ha una visione distorta delle problematiche, non sa distinguere tra collaboratori validi e quelli che non lo sono.

      “Mi sembra la tua spiegazione un po’ come le riunioni mensili che fanno i venditori porta a porta fra loro per convincersi a fare bene il loro lavoro.”
      Questa cosa non mi è piaciuta per niente. È quasi offensiva nei miei riguardi. Non ho bisogno di autoconvincermi di fare bene il mio lavoro: io FACCIO bene il mio lavoro. Sono scrupoloso, professionale, autocritico, a ogni lezione prendo il meglio per utilizzarlo la volta successiva. Mi sbatto un sacco, lavoro molto più di quanto dovrei (leggesi: a casa faccio parecchio lavoro a gratis), mi documento e mi aggiorno continuamente. Leadership e motivazione non sono cazzate o fuffa, ma vengono svolti studi per comprendere le dinamiche che ci stanno dietro. Riporto le mie impressioni, ma mi baso su concetti che puoi trovare in autori riconosciuti. Esempio: Lippit & White, Hersey & Blanchard, Skinner, Lewin. Che poi vengano distorti per per indottrinare venditori è un'altra cosa, che però mi è distante, e ti pregherei di non associarmi a tali pratiche. Io mi limito a raccontare/spiegare delle cose.

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    14. Reprise.
      Adesso vado a memoria cercando di ricordare quello che avevo scritto in precedenza : Concetto di macchina perfettibile applicato all’uomo.
      Se per macchina intendi un principio fisico il tuo ragionamento è inattaccabile.
      Non fa una grinza.
      Però , Io parlando di uomo /macchina non intendevo proprio quello.
      Ma applicare pure il concetto di perfettibile a qualcosa che è imperfetto ( l’uomo) per me stona.
      Per migliorare qualcosa secondo me alla base ci deve stare qualcosa che già di suo deve funzionare abbastanza correttamente.
      Se l’uomo può solo migliorare ..:spiegami perché allora esistono le malattie , la vecchiaia ecc...o perché nella sua storia l’uomo macchina così perfettibile non ha mai imparato completamente dai propri errori passati.

      Quella “fabbrica “ che è il corpo umano è comunque debole e imperfetta ( pensa ad esempio alle conseguenze delle radiazioni sulle cellule ) .
      A quanto siamo sensibili durante la divisione cellulare ecc..
      Quanto certe cellule come quelle cerebrali se danneggiate il più delle volte siano irreparabili.
      La malattia cerebrale psichiatrica è tutto tranne che “migliorabile” a meno che per migliorabile te non intenda un palliativo o qualcosa di controllabile con qualche terapia adatta .

      Ma pure un circolo arterioso compensativo che si può formare negli attacchi ischemici cerebrali non lo puoi considerare una “miglioria “ nella qualità di vita di un ischemico.
      Un corpo umano scrive Saramago per funzionare deve essere organizzato .
      Mi piace la sua descrizione...mi fa pensare che basta un tassello non funzionante a mandare all’aria questo sistema organizzato per niente perfetto.

      I trapiantati e le protesi che menzioni te per convincermi che l’uomo può essere disassemblato e smontato come una macchina mi lasciano molto perplesso .
      Penso a come i pazienti il più delle volte devono prendere farmaci anti rigetto a vita.
      O come organi trapiantati a volte possono infettare chi li ospita.
      Pensa al trapianto di fegato.
      Un organo trapiantato è sempre e comunque un corpo estraneo.
      Lo stesso vale per le protesi articolari che non suppliscono mai alla perfetta funzionalità che aveva l’arto amputato
      Non so se puoi dire lo stesso con le macchine , contestualmente a questa discussione .
      E poi non ho mai scritto di considerare un trapiantato meno umano o meno completo di un essere umano ...ho sicuramente un concetto diverso da te sul smontare e disassemblare un organismo vivente o farlo su una macchina.

      Uomo= emozioni , pure il gatto si emoziona mi rispondi te.

      Le emozioni sono delle risposte a stimoli esterni od interni applicati a un essere vivente.
      Pure una pianta reagisce a questi stimoli , un sasso no.
      Una macchina , credo faccia parte del regno minerale (?) come il sasso.
      Per come scrivi te le emozioni le puoi estendere a tutto il regno animale non lo contesto.
      Per me ci stanno pure i vegetali...quello che intendevo è che una macchina non prova emozioni.















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    15. Ho letto ora la tua risposta.
      La trovo abbastanza spiazzante.
      Preferisco risponderti domani.
      Scusami, buona serata

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    16. Certo che intendevo macchina in senso fisico! Temo sia stato lì l'origine del fraintendimento! :)
      Comunque non ho mai detto che l'Uomo può solo migliorare. In effetti potrebbe anche peggiorare, degenerare. Il fatto che l'Uomo possa migliorare e perfezionarsi, che dovrebbe essere quella la strada da percorrere, non significa necessariamente che lo farà. Ognuno di noi è padrone del proprio destino.
      Il discorso su disassemblato/smontato/riprogrammato temo tu l'abbia frainteso. Volevo solo dimostrarti che i termini che avevi utilizzato per fare una distinzione tra uomo e macchina non erano efficaci, perché potevano essere applicati tanto all'uno quanto all'altro. Ovviamente a seconda del contesto. Non andava inteso alla lettera, bensì in senso lessicologico.
      Che una macchina (o macchinario) non provi emozioni siamo d'accordo. Ma, come sopra, il provare emozioni non ti permette di distinguere tra uomo e macchina. E no, le piante non provano emozioni, perché è necessario avere almeno un sistema limbico.

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    17. Sinceramente non capisco perché te la sei presa sul personale.
      Sicuramente quello che ho scritto si presta a fraintendimenti...rileggendomi lo ammetto.
      Ma arrivare a pensare che stia parlando di te e del tuo lavoro c’è ne vuole. Non mi permetterei mai di giudicarti ..e non vedo il nesso tra la cosa.
      Ti chiedo scusa che le mie parole siano state fraintese ( vedo però che la cosa è sempre solo unidirezionale ...ok) da te.
      Non cambio idea su quello che ho scritto...riguardo i motivatori .
      Purtroppo restano in memoria gli aspetti negativi delle cose.
      Quando ho scritto quello che ti ha fatto incazzare pensavo ad un servizio visto in tv delle Iene su i suddetti motivatori.
      Non era mia intenzione manco offendere la categoria dei venditori porta a porta ...permettimi però di sorridere di fronte a certe tecniche di auto convincimento messe in atto da improbabili guru che sfiorano il limite del plagio.
      Purtroppo come sempre restano sempre in memoria gli aspetti negativi rispetto a quelli positivi.
      Marco c’è ne sarebbe da dire pure sulla tua ultima risposta...ma se il rischio è di ottenere una reazione come quella del tuo precedente commento a cui rispondo solo ora ammettendo di essere rimasto abbastanza basito , preferisco chiuderla qua.
      Ciao

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    18. Per me la questione si chiude qui. Se ho solo frainteso quanto dicevi, meglio così.
      Sugli argomenti della discussione, direi che non c'è altro da aggiungere, ripeteremmo solo cose già dette.

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  11. A meno che tu non stia parlando di Visone degli Avengers...

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    1. Visone degli Avengers era quello che indossava la pelliccia, giusto? 😁

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  12. No .
    Credo tu ti confonda con Kraven il cacciatore.
    Ma se non sbaglio è uno dei cattivi.
    Visone è la macchina perfetta che vorrebbe essere un uomo.
    È un personaggio abbastanza “logico “ è quello il suo punto debole.
    La logica.
    È molto bravo a giocare a scacchi

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    1. VISIONE!
      Con la I, miseria, non VISONE!
      Pensavo fosse un refuso e stavo scherzando.

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  13. Allora lo conosci!
    Comunque ti chiedo scusa neppure io m’ero accorto di avere omesso la I ( maledetto T9).
    Avevi pure messo l’emoticon ...mi sa che in fatto d’ironia io e te possiamo stringerci la mano.
    RESET:
    Marco Lazzara
    Visone degli Avengers era quello con la pelliccia?😀
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    Max
    Si ma rigorosamente sintetica 🤣

    Ps . pure VISONE suona bene

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    1. Ahahah! Rigorosamente sintetica mi è piaciuta! 😀
      Ho visto i film del MCU e ne ho letti parecchi di fumetti degli Avengers, quindi lo conosco bene, anche se non è uno dei miei personaggi preferiti!

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  14. Ma non so se essere antipatici e dire la verità sia la stessa cosa (seppure taluni dicono che la verità è antipatica)

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    1. Ah, un momento. Io non ho mai parlato di verità. Ho detto "dire le cose come stanno", che è diverso. Io sono un insegnante di scienze e mi occupo di fatti, se è la verità che ti interessa, devi parlare con chi insegna filosofia.

      Non sono i fatti (o la verità, se preferisci) a essere antipatici. E' il fatto che certe persone trovano antipatico sentirsi dire cose che non hanno voglia di sentirsi dire. Perché vivono in un mondo ideale dove loro sono bravissimi e tutto quello che fanno è fantastico, e se tu osi riportarli alla realtà passi per quello che non gli va mai bene nulla e che sta sempre a criticare. E poi quando succedono i casini, si fa finta di niente o addirittura è colpa tua.

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    2. Capisco quello che vuoi dire ma riformulo: essere antipatici e dire le cose come stanno sono due insiemi distinti, a volte intersecanti.

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    3. Possiamo vederla così, mi trovi d'accordo.
      Anche se penso che il simpatico non tende a dirti le cose come stanno, ma a dartene una versione più edulcorata.

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    4. Il discorso probabilmente è ampio perchè prevede elementi oggettivi, soggettivi, percezione comune ecc. Ma se tu dovessi dare una tua definizione personale dell'antipatico quale sarebbe? Per te, chi è una persona antipatica?

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    5. Bella domanda. E non è cosi facile rispondere.
      Empatico è chi riesce a vedere le cose con gli occhi degli altri. Simpatico e antipatico sono entrambi empatici.
      Il simpatico solidarizza con te, l'antipatico invece no. Il simpatico si rivolge agli altri, l'antipatico si rivolge a se stesso.
      Quindi direi che il simpatico è chi si relaziona con gli altri, anche quando non ne avrebbe voglia. L'antipatico è chi non sente di doversi per forza relazionare agli altri.

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  15. Io posso cadere 100 volte,ma riparto sempre, per questo risulto antipatica.

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    1. Più che antipatica, io direi che sei resiliente!

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  16. Io sono antipatica e lo so. Spesso mi maltollero io stessa, ma devo ammettere che preferisco essere antipatica che non simpatica 😂

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    1. Avrei potuto scriverla io questa cosa, uguale.
      Certe volte mi dico "caspita, ma possibile che io debba essere così e passare per quello che non riesce ad andare d'accordo con nessuno?"
      Poi però mi rispondo: "Almeno non sono stronzo nè ruffiano. E poi sono più le persone con cui vado d'accordo che quelle con cui non vado d'accordo."

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  17. Una volta una amica mi disse "sei talmente antipatica che alla fine risulti simpatica".

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    1. Diciamo che per quanto opposti, simpatico e antipatico hanno tra loro delle affinità. Tanto che chi è o fa troppo il simpatico alla fine risulta molesto, antipatico. E chi è antipatico, magari viene visto come brontolone, e quindi alla fine simpatico.

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  18. Mi è capitato di incappare in alcune persone universalmente riconosciute come simpatiche che invece io non sopportavo proprio perchè ricadevano nel caso che dici, ovvero ridevano di, non con. Io sono piuttosto asociale, in realtà vengo considerata simpatica quando qualcuno si prende la briga di andare oltre la mia "resting bitch face", cosa che non cessa mai di meravigliarmi perchè mi considero un po' bisbetica ^___^

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    1. Secondo me si tende un po' a confondere simpatico con divertente, e antipatico con stronzo. Sono modi completamente diversi di affacciarsi agli altri.

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