venerdì 10 gennaio 2020

Il Mistero della Ferrari Dino Sepolta (prima parte)

Los Angeles, 1978. Due bambini, scavando una buca nel giardino della loro casa, fanno una scoperta incredibile. Non sapendo che fare, si precipitano subito in strada e fermano un poliziotto. L'agente accorre e si rende conto che i bambini hanno rinvenuto nel loro giardino un enorme oggetto di metallo. Così prende una pala e inizia a scavare. Dopo qualche minuto corre a chiamare i rinforzi.
Incredibilmente nel giardino di quella casa c'è sepolta una Ferrari Dino. E questo è solo l'inizio di uno dei più grandi misteri automobilistici di sempre.


La Ferrari sepolta
Una volta giunta sul posto, la polizia si mette al lavoro e inizia a far emergere la macchina dal suo sepolcro. Gli investigatori notano uno squarcio nel posteriore, dove si sarebbe dovuto trovare il logo Dino, ma a parte questo l'auto sembra in buone condizioni: chi l'ha sepolta ha avuto cura di mettere stracci nei tubi di scappamento e di avvolgerla con delle lenzuola per cercare di preservarla. La sporcizia e delle coperte messe sui finestrini impediscono però di vedere cosa ci sia al suo interno.
L'ipotesi che passa subito per la mente è che la macchina sia connessa a qualche crimine, e che quindi all'interno ci fosse qualcosa che bisognava far sparire. Forse dei soldi, della droga, delle armi, oppure magari... un cadavere? 
Quando la macchina è fuori dalla buca, gli investigatori rimuovono lenzuola e coperte, e finalmente guardano all'interno per vedere cosa contenga.
Ma la macchina è vuota. All'interno non c'è nulla.

La Ferrari rubata
L'auto trovata sepolta in quel giardino non è una macchina qualunque: si tratta infatti di una Ferrari Dino GTS, superpersonalizzata. Color verde foresta (colore raro e molto particolare per una Ferrari), con sedili prelevati da una Daytona e ruote Campagnola, che hanno necessitato di modifiche sul mezzo per poterle inserire. Insomma: un modello unico, oltretutto facilmente riconoscibile. 
Gli investigatori controllano il numero di targa e risalgono così al proprietario, che ne aveva denunciato il furto quattro anni prima: si tratta di Rosendo Cruz, un idraulico di Alhambra. 
La domanda che è naturale farsi è come possa un idraulico permettersi una Ferrari del valore di 22.500 dollari (corrispondenti a ben 100.000 dollari di oggi). Sono molti i dubbi attorno a Cruz: un idraulico che ha comprato un auto di lusso, oltre le sue possibilità economiche, che dopo pochi mesi gli è stata rubata, e perciò rimborsato in toto dall'assicurazione. È proprio su questo che ruotano i sospetti della polizia: che si sia trattato di una truffa assicurativa. 
Interrogato dagli agenti, Cruz racconta loro del furto. Una sera di quattro anni prima lui e la moglie erano andati a cena in un locale alla moda di Hollywood per festeggiare il loro anniversario. Non fidandosi del posteggiatore, che a suo dire guardava in modo strano l'auto, l'uomo decise di parcheggiarla di persona più giù lungo la strada. Finita la cena, i Cruz uscirono dal locale e scopirono che l'auto era sparita. Fatte le dovute indagini, all'assicurazione non era restato che pagare il premio.

Le ipotesi della polizia
Hollywood, un luogo dove non mancano di certo auto di lusso parcheggiate qua e là: un terreno di caccia ideale per un ladro di auto. Basti solo pensare che nel 1974 Tom Underwood, il perito della Farmer's, l'agenzia presso cui Cruz aveva assicurato la Dino, doveva occuparsi di 80 auto rubate a settimana. Considerato tale scenario, le ipotesi della polizia a quel punto erano due. 


La prima è che effettivamente un ladro di auto abbia rubato la Dino e l'abbia portata presso l'abitazione di un complice, dove nel frattempo avevano scavato una buca per farla sparire in attesa di poterla rivendere. Quando poi i due si erano resi conto che si trattava di un modello impossibile da piazzare, avevano deciso di tagliare la corda, lasciando l'auto lì dov'era. 
La seconda ipotesi è che Cruz abbia reclutato un complice perché gli rubasse l'auto, così da riscuotere il premio dell'assicurazione. Infatti la macchina non presentava finestrini rotti o danni al sistema di accensione o alla colonna dello sterzo. Ma il complice, invece di smantellare l'auto per rivenderne i pezzi, aveva deciso di nasconderla per provare a venderla integra in seguito, e così l'aveva seppellita. Ma non aveva fatto i conti con l'unicità dell'esemplare, e alla fine si era visto costretto a rinunciare, lasciandola sottoterra.
Ma sono molti i dettagli ambigui di questo caso che lasciano perplessi.
Per esempio il fatto che Cruz non abbia voluto ricorrere al parcheggiatore. Era perché non gli sembrava affidabile o forse perché non voleva testimoni? 
E poi c'era la scritta Dino che era stata rimossa. Il complice di Cruz intendeva mostrargli di aver svolto il proprio lavoro oppure il ladro pensava di mostrarla come prova di avere la macchina a dei possibili acquirenti?
I detective si trovano di fronte anche a un altro problema a cui dare spiegazione, ovvero la buca in cui la macchina è stata sepolta. Com'era possibile che nessuno dei vicini avesse visto niente? Di certo in quel quartiere non potevano essere tutti complici di chi aveva rubato l'auto.
Per anni si dibatte su queste due ipotesi, quella del furto e quella della truffa assicurativa, finché nel 1986 si scopre che la Dino è scomparsa un'altra volta.

(CONTINUA...)

11 commenti:

  1. Sono un uomo prosaico: per me è valida l'ipotesi della truffa assicurativa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Valida lo è sicuramente... ma sarà quella vera? :)

      Elimina
  2. Caspita, questa particolare storia non l'avevo mai sentita, di conseguenza questo post mi ha messo parecchia curiosità! Aspetterò con piacere la seconda parte :)

    RispondiElimina
  3. Molto particolare questa storia, in effetti mi sarei aspettata un cadavere all'interno dell'auto. Vado a leggere la seconda parte. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Già, anche perché c'è un racconto di Stephen King (La Cadillac di Dolan), dove un uomo seppelisce l'assassino di sua moglie in un auto sportiva...

      Elimina
    2. Orpolina! Allora non sono andata troppo lontano...

      Elimina
  4. È una storia che non sfigurerebbe in una detective stories, magari con qualche investigatore di grosso calibro come protagonista.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. C'è sempre la possibilità di prenderne spunto e costruirne un racconto... Anche se la storia è già bella strana di suo...

      Elimina