mercoledì 1 luglio 2020

Chimica Sociologica

Nelle relazioni che instauriamo con gli altri esiste una giusta distanza per stabilire rapporti reciprocamente vantaggiosi: come porcospini quando arriva l'inverno, se troppo distanti rischiamo di morire di freddo, se troppo vicini finiamo col pungerci l'un l'altro. E lo stesso per gli atomi: troppo lontani sarebbero isolati, quindi meno stabili, mentre troppo vicini si respingerebbero per repulsione elettrostatica. Perciò devono mantenere tra loro una distanza ottimale, che porta al legame chimico e alla formazione della molecola, in modo da raggiungere una maggiore stabilità. La prossimità è quindi uno dei fattori-chiave per stabilire relazioni, chimiche o interpersonali che siano. L'altro è la compatibilità: è più facile trovare un'intesa con quelli con cui si ha familiarità e che ci assomigliano, ma si deve comunque risultare l'un l'altro compatibili: bisogna trovare nell'altro ciò che a noi manca, perché l'unione migliore è data dalla combinazione di caratteristiche complementari. E questo vale tanto per le persone, quanto per gli atomi, che devono colmare le proprie lacune elettroniche per divenire stabili.


Per la nostra protezione istintivamente individuiamo attorno al nostro corpo una serie di perimetri di sicurezza invisibili, via via sempre più restrittivi, che vietano l'accesso a qualsiasi cosa venga da noi considerata come un intruso a quel livello. Qualsiasi persona, come anche sentimenti e idee, deve ricevere da noi una sorta di lasciapassare per poter accedere a quel determinato livello: più qualcosa ci è familiare, più ha il permesso di accedere in profondità all’interno dei nostri spazi, cioè di potersi avvicinare a noi. 
A genitori e parenti, così come ai partner affettivi, diamo un lasciapassare molto permissivo, che permette loro di avvicinarsi fino a toccarci, sia fisicamente che emotivamente. È la zona intima, quella delle relazioni affettive. 
Poi ci sono amici e conoscenti; a loro non permettiamo di oltrepassare il primo cordone di sicurezza attorno a noi, perciò il lasciapassare che diamo loro è più restrittivo: possono avvicinarsi limitatamente, sia da un punto di vista spaziale (possono arrivare fino a mezzo metro da noi), sia dal punto di vista emotivo. È la zona personale, quella delle relazioni confidenziali. 
Poi vengono i rapporti formali, quelli con le persone che conosciamo ma con cui non abbiamo una confidenza tale da permettere loro di superare il secondo cordone di sicurezza: il lasciapassare che diamo loro è ancora più restrittivo. Perciò devono mantenersi più distanti da noi, sia fisicamente (al massimo un metro), sia emotivamente. È la zona sociale, quella relativa alla comunicazione tra conoscenti e al rapporto allievo-insegnante.
Infine ci sono gli sconosciuti, cioè le persone con cui non ci aspettiamo di entrare in diretto contatto. A loro non forniamo alcun lasciapassare e devono rimanere dietro al terzo cordone di sicurezza (situato a 3-4 metri dalla nostra persona). È la zona pubblica, quella delle pubbliche relazioni. 

In Chimica è la medesima cosa. Prendiamo per esempio uno ione metallico. Attorno a esso si ha una serie di forti interazioni di legame da parte di gruppi molecolari (leganti): sono nella sua zona intima. Oltre questa sfera si possono avere interazioni di tipo elettrostatico tra il complesso formato da metallo e leganti con specie di carica opposta (controioni): si trovano nella sua zona personale, dove l'interazione è meno forte, perché distanziati dalla sfera dei leganti. Il complesso è in soluzione, intrattenendo rapporti con le molecole della sostanza in cui è disciolto (solvente): è la sua zona sociale. Oltre si trovano sostanze che restano separate dal solvente, con cui il complesso non ha contatti: sono nella sua zona pubblica. 
Queste diverse distanze che definiamo tra noi e gli altri costituiscono una protezione che ci mette al riparo da possibili attacchi fisici, emotivi o psicologici. Di norma entro un certo perimetro non lasciamo entrare nulla, che si tratti di una persona, un pensiero o un sentimento, a meno che noi non lo desideriamo. Quando ciò si verifica contro la nostra volontà, si ha una violazione del nostro territorio, il che ci risulta inaccettabile, perché rappresenta un'aggressione contro la nostra persona, quindi fonte di angoscia e sofferenza. Di conseguenza scattano tutti i nostri segnali d'allarme e abbiamo paura. Se un estraneo, quindi privo del lasciapassare, supera i cordoni di sicurezza che abbiamo stabilito e ci si avvicina fisicamente (cerca di toccarci) o emotivamente (usa una confidenza che non gli abbiamo concesso), ci sentiamo minacciati, e la percezione del pericolo fa scattare in automatico il nostro meccanismo di sopravvivenza. 
Il corpo reagisce immediatamente: salgono i livelli di cortisolo e viene rilasciata adrenalina. L'apparato gastrointestinale si blocca, la temperatura della pelle scende, il respiro si fa affannoso, il cuore batte più forte, cervello e muscoli ricevono maggiore apporto di ossigeno ed energia. In pochi istanti siamo pronti a fronteggiare il pericolo: combattendo (reazione di attacco) o fuggendo (reazione di difesa). È chiamata "reazione combatti o fuggi”: proveremo cioè ad allontanare l'intruso, verbalmente o fisicamente, oppure ci allontaneremo noi. 
In Chimica avviene grossomodo la stessa cosa. Se un intruso prova a superare le sfere di interazione attorno all'atomo centrale, il complesso se ne allontana: se proviamo a introdurre olio in una soluzione acquosa, a poco a poco l'olio si separa dall'acqua. Ma con alcuni intrusi il complesso potrebbe anche decidere di combattere: allora avremo azione e reazione, quindi una trasformazione, e il complesso cambierà per diventare qualcosa di diverso. Se diamo a qualcuno il permesso di superare uno dei cordoni di sicurezza, allora stabileremo con lui una nuova relazione di legame, e questo ci cambierà a nostra volta. Perché una reazione chimica non è che una strategia per raggiungere una maggiore stabilità, e la Chimica è la scienza dei cambiamenti, umani o molecolari che siano.

12 commenti:

  1. Esistono atomi che praticamente non hanno i livelli due e tre? Che passano direttamente dalla zona intima a quella pubblica? Io sarei di quel genere, se fossi un atomo...

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    1. Certamente. In Chimica ci sono tutte le possibilità.
      Per esempio possiamo immaginare una molecola di azoto, che è praticamente un gas inerte. Due atomi di azoto, fortemente legati tra loro, che si limitano a fluttuare nell'aria senza interagire con nessuno.
      Ovviamente è una semplificazione: ogni molecola stringe qualche minima relazione con le altre, e questo vale anche per le persone. Nessuno atomo è un'isola a sè stante.
      Ci sono poi i casi estremi: i gas nobili, elementi che in genere non hanno interazioni di legame con nessuno. A meno di forzare la chimica o la fisica, nel qual caso li si può "costringere" ai rapporti sociali.

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  2. Più che altro incredibile come tutto sia chimica, e tutto -con ogni nostra sfumatura e modo di fare- sia catalogato e preimpostato.
    Una cosa che spaventa (perché, sostanzialmente, SIAMO fatti così senza possibilità di essere altro), ma intriga anche e potrebbe, nell'appiattimento che ne consegue, anche abbattere del tutto pensieri di chi non la vede come noi...

    Scusa la divagazione :D

    Moz-

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    1. No, anzi!
      Mi piace pensare che il fattore umano sia quel qualcosa in più che va a rompere gli schemi. Come detto qualche post fa, il comportamento complessivo può essere prevedibile, ma il singolo resta un enigma.

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  3. Infatti, non si dice forse che l’attrazione fra due persone è un fatto di chimica? 😊
    Leggere le reazioni del corpo di fronte all’invadenza della nostra sfera personale da parte di uno sconosciuto fa un certo effetto: guarda come tutto si muove in funzione dell’autodifesa!

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    1. Non solo: è istantaneo. Si passa dalla tranquillità alla modalità di attacco/difesa nel giro di pochi secondi.

      Pensa che Marie-Anne Paulze non era solo la moglie di Lavoisier (il primo chimico della storia), ma anche la sua infaticabile assistente di laboratorio. Le cronache dell'epoca riportano che i due si amassero moltissimo, lei si era appassionata ai suoi esperimenti e voleva prendervi parte, e per lui lei era divenuta indispensabile.
      Sì, l'amore è una questione di chimica... 💘

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  4. Interessante questo accostamento rapporti umani-chimica. Mi hai fatto venire in mente quanto risulta fastidioso quando, su un mezzo pubblico con abbondanza di posti liberi, una persona ti si siede accanto. Non so gli altri, ma io mi indigno come se mi avesse sfidata a duello.

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    1. Beh, in questo momento storico è una cosa che si sente particolarmente.

      Vedi, se io e te ci sediamo a un tavolo, esiste una convenzione non-scritta, un trattato territoriale di natura psicologica, per cui ciascuno di noi può occupare solo il 50% dello spazio del tavolo. Se io invado la tua metà, per esempio spostando in avanti i bicchieri o il mio piatto, tu ti senti a disagio, perché senti minacciato il tuo territorio.
      Quello che provi sull'autobus è simile: un'invasione del tuo spazio territoriale senza una ragione valida a giustificarla.

      Tieni presente (tornando al parallelismo del post), che quando una sostanza viene immessa in soluzione, spontaneamente le molecole si sparpagliano per cercare di occupare tutto lo spazio a disposizione (diffusione), omogeneizzando la soluzione. Si aumenta il disordine, per abbassare l'energia del sistema, ovvero renderlo più stabile.
      Cioè se si sta troppo ammucchiati, la situazione è meno stabile, e poi si finisce col litigare. 😄

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  5. Analogia molto interessante e direi molto azzeccata.

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    1. E anche molto contemporanea... Quando si parla di "distanziamento sociale", ci si riferisce esattamente a quello.

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  6. Ciao .
    Non so dirti da quanto tempo.
    Forse da quando ho capacità cognitive...ho sempre cercato per la mia realizzazione professionale un lavoro che mi desse stabilità.
    Grazie tante mi dirai ..hai scoperto l’acqua calda.
    Forse, ma per i miei anni ho conosciuto tanta gente che professionalmente metteva davanti l’ambizione , il successo economico e schifava per così dire il posto fisso.
    Io no, ma penso sia sempre stato scritto nel mio DNA..non potevo fare altro.
    Infatti mi considerò un po’ come quei dieci (?) elementi in fondo alla tavola periodica che in natura non han bisogno di interagire con gli elettroni degli orbitali più esterni degli atomi che compongono altri elementi.
    Ecco mi sento un po’ un gas nobile.
    Ho raggiunto la stabilità.
    Professionalmente poi per il resto ..son pronto a far scambio di “elettroni”😀

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    1. "Nessun uomo è infatti un atomo di carbonio a sé stante, ma è sempre circondato da un intorno di altri con cui si relaziona, e che ne modifica di conseguenza il destino. E per capire quell’atomo di carbonio è necessario anzitutto capire il suo intorno; solo allora la via che conduce a esso sarà spalancata." (cit.)

      Cambia le condizioni chimiche o fisiche, in maniera a volte drastica, e allora anche i gas nobili interagiranno con gli altri.
      Abbassa la temperatura, e liquefaranno e solidificheranno, e ogni atomo si troverà a interagire con altri dello stesso elemento.
      E di fronte al desiderio insopprimibile dell'ossigeno o del fluoro, anche i gas nobili scoprono in loro la capacità di legarsi ad altri, donando spazio perché gli elementi più reattivi e irruenti facciano loro dono di elettroni e divengano più stabili.

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