domenica 4 dicembre 2016

La Fenice e la Realtà

Il primo articolo di questo blog era legato a una figura dal forte simbolismo: il Drago. Ritengo che per ripartire adeguatamente ci voglia ora la sua controparte: la Fenice, il mitico uccello che risorge dalle proprie ceneri.
È da notare che leggende su questi due esseri mitologici siano presenti in tutte le culture, sia in Occidente che in Oriente. In Cina il Drago (long) è simbolo maschile e rappresenta l’Imperatore, mentre la Fenice (feng) è simbolo femminile e rappresenta l’Imperatrice. In Occidente il Drago è un simbolo del Diavolo, mentre la Fenice ha la valenza simbolica del Cristo risorto. Quindi sia unione che contrapposizione tra i due.

La fenice era un leggendario uccello che nelle storie veniva descritto come assomigliante un'aquila reale con un piumaggio dal colore splendido, rosso, dorato e azzurro. Secondo la leggenda, dopo aver vissuto per 500 anni, la Fenice sentiva sopraggiungere la morte; allora si ritirava in un luogo appartato e costruiva un nido sulla cima di un albero, dove accatastava piante balsamiche. La Fenice vi si adagiava e, quando i raggi del sole lo incendiavano, si lasciava consumare dalle fiamme. Dalle ceneri emergeva quindi una piccola larva o un uovo, che i raggi solari facevano crescere. Passati tre giorni la Fenice era rinata.
Una spiegazione scientifica del mito è che alcuni grandi volatili sbattono le ali sul fuoco per uccidere i parassiti col fumo, che ha infatti un'azione antibatterica. Allora eccone un'interpretazione in chiave simbolica: la Fenice viene a liberare il mondo dal male (i parassiti), bruciandoli col Fuoco Spirituale. Non a caso la Fenice ha proprio valenza simbolica del Cristo. Più in generale, la Fenice è il fuoco della conoscenza che distrugge pregiudizi e paure, svelando quelle verità che essi celano.
Come avevamo visto, un'interpretazione che veniva data al Drago, a guardia del tesoro, è che non sia altro che l'osservatore della realtà di cui parlava già la filosofia dell'Antica Grecia; realtà che è ed è in quanto tale proprio a seguito di quest'atto di osservazione. A questo punto potremmo spingerci un po' più in là, immaginando che la figura della Fenice, che risorge ogni volta dalle proprie ceneri, possa venire interpretata come la conoscenza della realtà, vissuta come esperienza fenomenica. Da una parte abbiamo perciò il Drago, l'osservatore, dall'altra la Fenice, la conoscitrice: il Drago si limita a osservare, definendo la struttura ed essenza della realtà, ma è la Fenice ad apprendere, entrando a far parte del mondo, incarnandosi. In poche parole, sono la teoria e la pratica: due visioni opposte ma complementari.
Dall'antica filosofia cinese ha origine il concetto di yin (nero) e yang (bianco): yin il lato in ombra della collina, yang quello soleggiato. Probabilmente questo nasce dall'osservazione del giorno che diventa notte e della notte che diventa giorno o dalle osservazioni e riflessioni che il filosofo Laozi faceva sul fuoco, notandone il colore, il calore, la luce e la propensione della fiamma di svilupparsi verso l'alto.
Da una parte yang corrisponde a luce, sole, giorno, chiaro, attivo, caldo, positivo, sud, est, cielo, fuoco, maschile; dall'altra parte yin corrisponde a buio, luna, notte, oscuro, passivo, freddo, negativo, nord, ovest, terra, acqua, femminile.
I due principi sono opposti, ma complementari; si compenetrano e si completano a vicenda, uno non può esistere senza l'altro, perché, come diceva Carl Jung: “L’ombra fa parte della luce, il bene fa parte del male, e inversamente”. Ed è proprio il loro opporsi e confligere che muove l'intero universo, perché la vita è lotta, opposizione: tutto termina al raggiungimento dell'equilibrio, quando i due principi cessano di essere opposti e si amalgamano l'uno nell'altro, divenendo uguali.
Allora se il Drago è yang, la Fenice è yin. Perciò la Fase I del blog Arcani è stata yang, sotto l'insegna del Drago, mentre la Fase II sarà yin, sotto l'insegna della Fenice.

6 commenti:

  1. Quindi da osservatore a conoscitore.
    Un passo in avanti.
    Molto bella questa spiegazione, alcune cose (come lo sbattere delle ali) le ignoravo completamente.

    Moz-

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    1. Beh, c'è un po' di più in effetti: senza il Drago non ci sarebbe la realtà, di conseguenza la Fenice non avrebbe nulla da conoscere.

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  2. Un buon debutto per il nuovo ciclo, Marco. Molto interessante lo spunto che offri sul rapporto drago-fenice. Non so se sia lecito aggiungere, almeno per l'Occidente, un collegamento tra il drago e gli elementi acqua e terra (femminili e passivi) da un lato, e la fenice e gli elementi aria e fuoco (maschili e attivi) dall'altro. Tenuto anche conto che l'osservazione è qualcosa di più ricettivo rispetto alla conoscenza. In Cina il discorso è diverso anche perché, se la memoria non mi inganna, gli elementi diventano cinque, con il legno e il metallo al posto della terra.

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    1. Interessante il discorso che fai e trovo che ci sia una buona correlazione tra osservazione e passività e conoscenza e attività.
      Il parallelismo che fai potrebbe essere indicato, come dicevi, per l'Occidente, mentre per l'Oriente sarebbe esattamente il contrario: il drago è simbolo maschile, la fenice femminile. Per quanto riguarda la simbologia elementale è molto più complessa. Vedi:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Wu_Xing

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  3. Vedo che non hai perso il tuo spirito da cantastorie :)
    Ignoravo invece il comportamento di certi volatili, vedendo e studiando parassiti ogni giorno non ne avevo mai sentito parlare.

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    1. Diciamo che in questo post c'è un po' tutta l'essenza del blog.

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