domenica 10 maggio 2020

Le Distorsioni Cognitive del Quotidiano (parte I)

Marco Antonelli, protagonista de I Misteri dello Scrittore, uno dei racconti del mio libro (che potete trovare qui), ha scritto due romanzi che sono passati inosservati. Il successo è arrivato solo quando si è inventato uno pseudonimo femminile con cui firmare una fortunata serie di romanzi rosa. Il che dà il via a tutta una serie di disavventure, per cui si troverà suo malgrado a dover risolvere un mistero che sta mettendo in pericolo il suo lavoro e questa sua identità segreta, da cui dipende il successo dei suoi libri... 

Ci sono svariati motivi per cui un lettore sceglie di leggere un certo libro oppure di non leggerlo, preferendone un altro: interesse, recensioni, familiarità, gusti, empatia... Non sempre però si tratta di una scelta razionale o consapevole. 
Secondo il modello cognitivo-comportamentale di Ellis le emozioni e il comportamento di un individuo non sono influenzati dalla situazione che sta vivendo, bensì dalla percezione che ha dell'evento. Quindi non è la situazione in quanto tale a determinare una reazione emotiva o comportamentale, bensì il pensiero. Ma prima ancora di poter dare un giudizio razionale su qualcosa, spesso scattano dei pensieri automatici, cioè che si innescano senza riflessione o ragionamento, perché sono molto più rapidi. Questi automatismi del pensiero sfuggono alla nostra coscienza perché il più delle volte non siamo in grado di riconoscerli.
Secondo Beck siamo tutti continuamente impegnati ad attribuire un significato agli eventi della nostra vita, in modo da non venire sopraffatti dalla grande quantità di stimoli a cui siamo sottoposti. Col tempo alcune interpretazioni portano a dei convincimenti o apprendimenti che possono anche non essere aderenti alla realtà. Spesso tale valutazione viene infatti distorta per l'azione di una serie di processi chiamati distorsioni cognitive, presenti in diverso modo in ciascuno di noi. Sono errori nell’elaborazione della cognizione, che fanno sì che i dati concreti della realtà vengono distorti e trasformati in qualcosa di diverso. Quando la loro frequenza è massiccia, i dati della realtà vengono costantemente falsati da errori sistematici di giudizio, da cui deriva l'adozione di fallaci comportamenti automatici. Il nostro cervello non segue sempre dinamiche razionali, cosa che molte volte è alla base di fondamentali meccanismi di sopravvivenza, fisica e sociale. Gli automatismi del pensiero possono rivelarsi utili, ma anche falsare il giudizio sulla realtà.
In questo post vedremo le distorsioni cognitive individuate da Beck e la loro applicazione alla recezione di un libro, ovvero quali sono gli schemi mentali, gli automatismi del pensiero, per cui un libro viene scartato da un potenziale lettore. Tenendo però presente che il giudizio su di un libro è sempre soggettivo.

Deduzione arbitraria: arrivare a delle conclusioni in assenza di prove a sostegno oppure in presenza di evidenze contrarie alla conclusione raggiunta. 
“Quel libro è brutto. Ho visto delle recensioni che dicono che sia bello, ma secondo me è brutto, e non intendo leggerlo.” 

Astrazione selettiva: focalizzare l'attenzione su un dettaglio estrapolato da un contesto e preso a fondamento di un'ipotesi negativa, trascurando gli altri dati. 
“Ho aperto questo libro a una pagina a caso e non ci ho capito niente, quindi è sicuramente scritto male.” 

Ipergeneralizzazione: formulare una regola generale, oppure trarre una conclusione assoluta da degli eventi singoli, e generalizzarla a situazioni non necessariamente connesse al caso specifico. 
“Una volta ho letto un libro di un autore self, ed era scritto proprio male; quindi tutti i libri in self publishing sono scritti male.” 

Minimizzazione o massimizzazione: minimizzare o massimizzare l’importanza di un evento. 
“Quel libro ha vinto un premio, ma non vuol dire nulla. Alla presentazione di quel libro c'era poca gente, quindi non dev'essere un granché.” 

Personalizzazione: attribuirsi arbitrariamente eventi esterni che potrebbero non avere alcuna relazione con sé. 
“Questo autore parla sempre di argomenti che mi infastidiscono: sembra quasi che lo faccia apposta. Perciò non intendo leggere il suo libro.” 

Pensiero dicotomico o assolutistico: vedere tutto in termini di “bianco o nero” oppure "tutto o niente", cioè dividere gli eventi in due categorie in contrapposizione che si autoescludono l'un l'altra. 
“Non mi piacciono i romanzi di fantascienza: la fantascienza è stupida. Leggo solo romanzi impegnati, perché sono intelligenti.” 

Autocolpevolizzazione: attribuirsi la completa responsabilità di qualsiasi evento negativo. 
“Non capisco la fantascienza e questo mi fa sentire stupido. Preferisco leggere altro.” 

Lettura del pensiero: ritenere che gli altri stiano formulando giudizi negativi verso di sè, ma senza prove a sostegno.
"Se vedono che leggo questo libro, chissà cosa penseranno..."

Riferimento al destino: reagire come se gli eventi futuri fossero già stabiliti.
"So già che questo libro non mi piacerà."

Catastrofizzazione: vivere eventi negativi come intollerabili catastrofi o cocenti umiliazioni.
"Quando mi hanno chiesto se avevo letto quel libro, l'ho confuso con un altro, e tutti hanno riso. Che razza di figura ho fatto, sono proprio stupido."

Ragionamento emotivo: considerare reazioni emotive come la prova di qualcosa.
"Se anche questo libro non mi piace, significa che leggere non fa per me." 

Doverizzazione: giudicare sulla base di come si ritiene che qualcosa dovrebbe essere.
"Non mi va di leggere questo libro perché è troppo lungo: un buon libro dovrebbe essere lungo al massimo [x] pagine".

Dire che "un libro è brutto" è dare un giudizio. Ma questo si può dire solo dopo aver letto quel libro, altrimenti è un pregiudizio. Nella seconda parte dell'articolo parleremo delle distorsioni cognitive derivanti da un pregiudizio, ovvero i bias.

13 commenti:

  1. Ecco, la "doverizzazione" è quello che temo se penso al momento in cui pubblicherò il romanzo. Sono diverse centinaia di pagine, e moltissimi potenziali lettori ai quali potrebbe piacere ne sarebbero intimoriti.
    Per tutto il resto, ogni punto è interessante ed è di fatto quel "quid" che ci fa scegliere un libro piuttosto che un altro. Io per esempio ho un certo pregiudizio sui libri mainstream, questo perché è stato difficile imbattermi in qualcosa che mi sia realmente piaciuto. Inoltre vivo un momento della mia vita in cui ritengo discutibile l'essermi persa alcuni grandi classici, che devo recuperare. È il caso della mia prima lettura di Steinbeck, che mi è piaciuto moltissimo e che desidero continuare a scoprire.

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    1. Quello relativo alla doverizzazione sul numero di pagine è solo un esempio, forse quello più calzante, ma se ne potrebbero fare altri. Ognuno di noi ha un'idea personale di come dovrebbe essere un libro, e se il libro non corrisponde all'idea che ne abbiamo, siamo disincentivati a sceglierlo. Andare oltre i nostri preconcetti è dura, perché ci siamo costruiti determinati schemi mentali che sono difficili da abbattere.

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  2. Sì, in effetti sono tipologie di approcci che tutti noi in parte, magari minima, magari relativamente a uno solo dei punti, possiamo avere. Io mi blocco quasi automaticamente quando vedo un libro molto lungo... però di libri lunghissimi che mi sono piaciuti ne ho letti diversi, quindi in realtà non è un vero problema. Ma in qualche modo, benché sia consapevole che è un falso limite, ne sono condizionato al momento della scelta del libro da leggere.

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    1. In effetti siamo tutti soggetti a ognuna delle distorsioni qui riportate, soggettivamente alcune sono più forti di altre, ma vanno a influenzare tutte il nostro giudizio.

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  3. Io sono tra l'assolutistico (con vaga possibilità di ricredermi) e il personalizzato.
    Davvero, se un autore è lontano da me, nelle cose che scrive, e tratta cose che proprio non sento mie... caro mio, puoi aver fatto pure la divinakommedia2 ma amen^^

    Moz-

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    1. Lì credo sia più una questione di gusti e interessi. Se hai già provato a leggere un romanzo di fantascienza e hai visto che il genere non ti piace, allora forse potresti già avere i dati sufficienti per decidere che è un genere che non fa per te. Ma potrebbero essere dati parziali: magari era il romanzo in sè a non esserti piaciuto, un altro potrebbe anche piacerti.
      L'unico modo per ridurre al minimo le distorsioni cognitive è di avere maggiori dati sulla realtà, cioè di sperimentare il più possibile. Potrei dire (ricollegandomi a un tuo post recente) che è quello che fai tu col blogging.

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  4. Ammetto di essere uno dei tipi che segue la via della "personalizzazione". ;)

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    1. Sulla scelta dei libri o più in generale negli eventi della vita?

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  5. La citazione finale è semplicemente fantastica, non la conoscevo!
    Io ammetto di essere abbastanza influenzabile dagli amici ultimamente, se no non avrei mai scoperto certi sottogeneri del fantasy (genere che sottovalutavo abbastanza). In compenso "ipergeneralizzo" certi autori conosciuti, quello sì, anche perché per scrivere certe boiate e venderle ci va coraggio.

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    1. Ciao Anna, avevo provato a scriverti in quel di Pasqua per sapere come ti stava andando in questo periodo, però forse hai una nuova mail, perché il messaggio mi è tornato indietro!

      Credo che l'ipergeneralizzazione, specie per quanto riguarda i prodotti di intrattenimento come i libri, sia una delle distorsioni a cui siamo più soggetti.

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    2. Ah è probabile che tu abbia scritto a qualche email vecchia, ormai ne ho una marea di nuove per necessità che non so più quale usare! Ti scrivo così ce l'hai aggiornata :)

      Vero, vale anche per i film!

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  6. Quante belle tipologie in cui riconoscersi! Io ammetto la mia diffidenza verso certe opere (quelle di generi a me poco congeniali, come la fantascienza citata o quelli terribilmente lunghi, anche se poi ho letto cose che voi umani...), ma mi rimprovero da sola il pregiudizio che mi corrompe: sì, lo supero con difficoltà e la cosa bella è che, spesso, vengo smentita, quindi so per certo che un libro va giudicato nella sua totalità sperimentandolo, eppure sulle prime, resto sempre perplessa. Ho comunque imparato a concedere delle possibilità alle letture. :)

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    1. Non è detto che assecondando il proprio istinto non si abbia ragione. Il fatto è che la scelta spesso non avviene per via razionale, ovvero non c'è un motivo oggettivo per cui diciamo di no, ma ci basiamo su meccaniche di questo tipo. Se le superiamo, come capita a te, ci potrebbe essere la possibilità di venire smentiti nel nostro pregiudizio. Oppure no. In ogni caso abbiano ottenuto nuovi dati per interpretare la realtà, il che è sempre positivo.

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