venerdì 19 giugno 2020

Il Complottismo del Quotidiano (parte II)

Possiamo suddividere le persone in tre categorie: i realisti, i complottisti e i confusi. A queste poi ne aggiungeremo una quarta.
I realisti sono individui con una visione certa e definita della realtà, data da conoscenze appurabili, che non sfocia in idee fantasiose, indimostrabili o che vanno contro la logica e il buon senso. Costituiscono la maggior parte della popolazione.
I complottisti sono un ristretto numero di individui che non crede a quanto detto “ufficialmente”, critici verso l'opinione pubblica e le spiegazioni date di un certo fenomeno o evento. Ne sostengono invece risposte alternative, di cui però non possiedono nè forniscono a sostegno dimostrazioni scientificamente ineccepibili o fatti verificabili (spesso senza porsi il problema o disinteressandosene); oppure che le spiegazioni le inventano di sana pianta, andando contro la logica o conoscenze scientifiche, talvolta mettendo in campo credenze pseudoscientifiche o mistico/religiose.

La ricerca della verità è qualcosa di insito nell'animo umano, e questo è positivo e funzionale, a patto di non travalicare nella fantasia: nella spiegazione di un fenomeno si elabora una teoria, che deve basarsi sui fatti, non sulle credenze; in assenza di prove qualsiasi affermazione è da ritenersi una speculazione. Nei complottisti si possono quindi riconoscere due sottotipologie: il tipo I, che ha ancora una presa sulla realtà (ovvero le sue convinzioni sono dovute all'erronea interpretazione di un fenomeno), e il tipo II, che invece scade nel delirio, cioè si forma una sua realtà personale. La peculiarità è che questa viene condivisa con altri individui: nel fenomeno dell'autosuggestione può avvenire che una persona si lasci “contagiare” dalla convinzione paranoica o delirante di un altro, prendendovi parte (folie a deux); quando si diffonde ulteriormente si parla di allucinazione collettiva o isteria di massa.

La terza categoria è rappresentata invece dai confusi, che cominciano a essere una fetta consistente della popolazione: sono individui indecisi, le cui credenze tendono a spostarsi di continuo a favore di uno degli altri due gruppi. Credono nelle teorie “ufficiali”, ma hanno dei margini di dubbio, e sono in questi che vanno a infilarsi i complottisti, creando affiliazione.

Ricercare continuamente approvazione sociale è tipicamente umano: da un punto di vista della sopravvivenza spesso conviene di più risultare socialmente interessanti, che dire cose corrette. Gli animali si associano in gruppi per avere migliori risultati nella caccia o proteggersi dai predatori, e noi l'attitudine al comportamento sociale l'abbiamo ereditata, assieme alle strategie per rimanere all'interno di un gruppo e usufruire dei vantaggi che ne derivano. Perciò, se un grande numero di persone la pensa in un modo, è più facile adattarsi al pensiero comune che essere la voce fuori dal coro. Si parla di effetto carrozzone quando le persone compiono atti o credono in determinate cose solo perché la maggioranza della gente crede o fa quelle cose. A livello popolare viene spesso chiamato "effetto gregge": l'intero gruppo attua un comportamento coerente senza bisogno della coordinazione tra i singoli membri, ovvero si segue il comportamento del gruppo senza ragionare individualmente.
Milgram ha dimostrato l'effetto della pressione sociale per mezzo di un esperimento: se si rimane per 60 secondi a fissare il cielo in una strada affollata, il 4% dei passanti si fermerà a guardare il cielo; se a fissare il cielo sono invece 15 persone, sarà il 40% dei passanti a imitarli. Quando si entra in ascensore, ci si posiziona in modo da avere di fronte le porte: oltre a essere la disposizione più logica (verso l'uscita), in una situazione stressogena (spazio angusto, presenza di sconosciuti, assembramento, affidarsi a un macchinario che potrebbe avere un guasto) istintivamente ci si rivolge verso la via di fuga. Ma se entrando in ascensore trovassimo tutti disposti con la schiena rivolta verso l'uscita, è probabile che ci adegueremmo disponendoci allo stesso modo: in quel caso l'effetto della pressione sociale sarebbe stato così forte da riuscire a vincere il nostro istinto di sopravvivenza e il comportamento razionale.
Con le idee funziona allo stesso modo: il pensiero che si insinua è che se sono in tanti a crederci, qualcosa di vero dovrà esserci, anche se sembra andare contro credenze assodate o il senso comune. Perciò l'effetto della pressione sociale potrebbe persino spingerci ad adottare comportamenti irrazionali.
I confusi sono consapevoli che le affermazioni del realista sono corrette, eppure dubitano, perché spesso non hanno studi specialistici in un determinato settore e quindi non possono capire fino in fondo la spiegazione di un fenomeno, specie se complessa, pertanto devono basarsi sulla fiducia. In questi tempi "rapidi" dove reperire le informazioni è diventato facile, c'è una sorta di "conoscenza fai-da-te", fatta dal cercare informazioni sul web, piuttosto che dai libri. Se da una parte questo ha il merito di aver diffuso grandemente il sapere, il rovescio della medaglia è la qualità dell'informazione (fondamentale è l'affidabilità delle fonti): perchè non sempre è corretta, a volte è volutamente errata o tendenziosa oppure potrebbe non essere compresa o venire fraintesa. Infodemia è un neologismo che indica “l’eccessiva abbondanza di informazioni, alcune accurate e altre no, che rendono difficile per le persone trovare fonti affidabili”.

Il confuso ha bisogno di avere una spiegazione facile a un fenomeno complesso. Cosa che il più delle volte non è possibile: il mondo in cui viviamo è complicato e non abbiamo la capacità di fruire la realtà nella sua interezza, perciò dobbiamo fare di continuo un lavoro di selezione e semplificazione del torrente informativo che ci bersaglia ogni momento. E difficilmente un fenomeno complesso ha una spiegazione facile e che si adatti alla perfezione a ogni casistica. Allora chi è in grado di fornire una spiegazione semplice, anche se potrebbe essere sbagliata o corretta solo in determinate condizioni, riesce ad avere una presa maggiore rispetto alla spiegazione difficile data da un esperto.
Anche perché a volte la risposta vera non piace: spesso si ritiene preferibile una bugia rassicurante a una scomoda verità. Dato che il mondo non va come dovrebbe e ci sono delle ingiustizie, è più suggestivo pensare che le cose non siano come venga detto, e ci sia una spiegazione migliore, tenuta segreta per gli interessi di ricchi e potenti o per una sorta di scettico integralismo da parte della Scienza. A livello cognitivo è affidarsi al Sistema 1 (istintivo ed emotivo), invece che al Sistema 2 (logico e creativo), cosa che spesso porta a errori nella cognizione della realtà.
Allora i confusi iniziano ad ascoltare le voci dissonanti dei complottisti, che assumono quel carattere eroico che dona loro un certo fascino, perché visti come quelli che coraggiosamente rivelano verità scomode, dandone spiegazioni alla portata di tutti: risposte facili e veloci, che giocano sui pregiudizi e si avvalgono delle euristiche. In base al postulato percettivo della comunicazione se qualcuno suscita in noi un'impressione positiva, per esempio se è un buon comunicatore, siamo più favorevolmente disposti ad ascoltarne il messaggio, a prescindere dal significato. Che poi è l'inizio perché l'idea metta radici. Perciò molti realisti, pur veicolando informazioni corrette, falliscono nel loro intento: perché non sono dei bravi comunicatori, al punto di rendersi persino antipatici. L'antipatico dice le cose come stanno, ma a livello comunicativo non funziona molto.
Gli studi sul fenomeno hanno evidenziato che sia sostanzialmente impossibile far cambiare idea a un complottista. In questo i social network hanno una parte di responsabilità per la loro tendenza a creare radicalizzazione: nelle discussioni online chi è convinto di qualcosa tende a rafforzare il proprio convincimento, piuttosto che modificarlo oppure esaminare la cosa da un altro punto di vista. Perciò è sul confuso che bisogna lavorare, partendo innanzitutto da una buona comunicazione. 

Oltre a queste figure ne esiste una quarta: il falso complottista, che non è altro che un troll. Se il complottismo esiste da molto tempo, questa è un figura più contemporanea. Non crede alle teorie complottiste, ma le diffonde lo stesso, fingendo di crederci, perché lo trova divertente. Si diverte ad assecondare i complottisti, per sentirne sempre di più grosse, e a infastidire i realisti, con commenti sempre più assurdi, allo scopo di disturbare e creare caos. Non si rende conto (e non gliene importa) dei danni che può causare: contribuendo a diffondere disinformazione, fa in modo di tirare i confusi dalla parte del complottismo. Ma poi, se si parla continuamente di qualcosa, alla fine si comincia a trovarci qualcosa di interessante, e pian piano si inizia a crederci. Insomma è possibile che alla fine diventi lui stesso un complottista. Allora a quel punto la cosa per lui smetterà di essere divertente e inizierà a diventare seria.

12 commenti:

  1. Coloro con un approccio totalmente realista nel senso più scientifico del termine non credo che rappresentino neppure la maggioranza della popolazione. Sento fare dei discorsi in giro che mi fanno supporre che ci sia moltissima disinformazione e ignoranza, e che quindi molti di coloro che si adeguano alle verità scientificamente dimostrate (o ipotesi plausibili laddove si tratti di questioni non dimostrabili) lo fanno con un pizzico di dubbio, un approccio tipo "Boh, dicono così, forse sarà proprio così, tanto che posso fare io?"
    Per quanto riguarda quelli che sproloquiano sui social, io mi auguro che molti siano del tipo 4. Ma temo che parecchi credano davvero in ciò che scrivono...

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    1. Diciamo che è più una mia speranza che i realisti siano la maggior parte della popolazione. Ma mi rendo conto che molti vanno a fiducia, ed è giusto così: se mi venisse prospettato un intervento medico io mi fiderei del dottore, non mi verrebbe in mente di mettere in dubbio la sua competenza. Viceversa se un profano mi correggesse sulla Chimica, sarebbero cazzi amari per lui. 😄
      Non so se quelli che sproloquiano sui social siano o no dei troll, e onestamente non so dire se così facciano più o meno danno... Il fatto è che per me un troll è un possibile complottista in divenire...

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  2. Beh, ci sono anche i complottisti fake (ultima figura) che restano tali senza poi credere alla cazzata.
    Ma giusto per caos, per intorbidire le acque, o per scredire i complottisti stessi.
    Alla fine, voglio dire: chi ci crede è scemo, e se tante persone ci credono, sono scemi in tanti... :)

    Moz-

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    1. Assolutamente: tanti sono troll e basta.
      L'ultima frase è il ragionamento contorto che fanno tanti complottisti. Quando si credeva che il sole girasse attorno alla Terra erano tutti scemi? In pochi credevano il contrario e avevano ragione. Quindi via alla terra piatta/memoria dell/acqua/scie chimiche/inesistenza della gravità...

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    2. Eh lo so... è un caso di maggioranza fallace.

      Moz-

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    3. E' giusto dire che non è sempre la maggioranza ad aver ragione... ma la minoranza lo deve dimostrare coi fatti. Altrimenti vale qualsiasi cosa.

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  3. Ammetto di essere tante volte confusa: le informazioni, per una persona che vorrebbe saperne di più, non sono mai univoche, perché anch’esse risentono spesso di posizioni ideologiche e sono poco obiettive (o lamento risultano tali). A chi dare credito, dunque? Allora io, personalmente, mi faccio un’idea in base alla mia formazione, alla mia maturità e sono disposta a ricredermi, ma le persone devono essere affidabili ed è raro trovarne, purtroppo. Ecco, sono una confusa scettica, che non è una gran cosa, lo so, in un mondo dove ormai bisogna sempre guardarsi da verità multisfaccettate e da gente che scherza pure su cose serie.

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    1. Dobbiamo avere la capacità di sviluppare il pensiero critico, sapendo dosare in modo giusto sentimento individualistico e fiducia istituzionale.
      Da parte nostra abbiamo verso queste persone un atteggiamento spesso derisorio, ma da parte loro c'è un senso di disprezzo che non ti immagini. E' gente arrabbiata, ed è un tipo di rabbia fredda, che nasce da qualcosa di più esistenziale. E' la rabbia di chi non si sente compreso perchè vuole credere in qualcosa di diverso, anche se assurdo o va contro il pensiero condiviso.
      Altri inizino giocando, alla stregua di un'innocua follia, e ci restano catturati dentro.
      E altri ancora la sfruttano: diversi complottisti non credono a nulla di quanto sostengono, ma questo gli permette di avere visualizzazioni su Youtube, scrivere libri, partecipare a eventi...

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  4. -Possiamo suddividere le persone in tre categorie: i realisti, i complottisti e i confusi.

    Sono affascinata da queste tue lezioni "gratuite" e si sente bene la tua passione che riveste l'amore per ciò che fai e ciò in cui credi .L'Amore... perdonami ma senza questo io non riesco a muovermi dentro un discorso, perché ritengo sia fondamentale per il nostro esistere.


    Dopo un lungo tempo in cui ho cercato la strada da percorrere in questa esistenza,fatta di dubbi ,interrogativi ,osservazioni ed esperienze sono arrivata alla conclusione contraria alla tua e cioè che tutte queste categorie, fra realisti ,complottisti e confusi non esiste in suddivisione in quanto siamo tutti persone ...che fanno del bene e fanno del male.

    Marco, non basterà tutta questa vita a catalogare le persone perché ogni giorno ,ogni santissimo istante una persona si estranea da se stessa per incorrerere in qualcosa che la renda visibile.

    Per come percepisco io queste categorie ,credo di essere stata una persona imperfetta e potrei rivedermi in una sorta di "complottista realisticamente confusa" inquadrando esattamente tutto il tuo post !

    L'umanità perde fiducia ogni giorno ma non nel sistema o nella fonte della notizia ...quando piuttosto nella fede in se stesso ,nelle sue capacità e nel suo senso critico ,perché queste etichette iniziano a fare paura soprattutto nell' esprimersi , essere circoscritti in persona diversa = persona sbagliata...persona sbagliata= pericolo.

    Ma rimaniamo comunque persone che hanno perso la capacità di studio costruttivo a livello culturale ,dettato da quel buon senso che tu stesso citi...per divenire essi stessi oggetto /soggetto di studio.

    Mi sono letta un po di tuoi post ,le tue "connessioni" sono evidenti e chiare ,citi spesso il "passato" e l' evoluzione che potremmo avere con gli strumenti innovativi che oggi disponiamo.I processi chimici e le trasformazioni della materia prima in prodotto finito ...questa parte la sentivo connessa alle persone , al tempo stesso ,a te stesso e a tutte le persone che un tempo erano e che oggi con l' era digitale non sono! Le persone non Sono e vorrebbero essere attraverso una sola comunicazione che è quella interiore... ma non riuscendoci fanno dei social l'oggetto in cui può essere visibile il soggetto...e non importa se l'uso è distruttivo in fin dei conti soprattutto verso se stessi ...magari importa fare rumore per cercare attenzioni e amore di cui non si ha abbastanza coscienza ignorandolo del tutto.

    Le tue riflessioni comunque dettate non solo da questa sorta di "passione per l'onomaturgia" ,rivelano un senso di malessere umano ,e su questo sono d'accordo ,ma anche il timore di vedere complotti ovunque e disagi nelle persone è un'alienazione che ci estranea da noi stessi non credi ?

    Tu attraverso la chimica analizzi i comportamenti umani e le relazioni che nascono o si interrompono o non avvengono tra persone,io mi rendo sempre più conto che è l'Amore l'anello di connessione o sconnessione nelle persone...l' amore inteso come sentimento e vibrazione dell' anima non solo la chimica che avviene a livello fisico .Perché se a livello fisico siamo tutti investiti da una forma di alienazione individuale e collettiva anche il processo naturale di interscambio tra noi fallisce.

    Quanti anni e quanti studi per cercare quel qualcosa che è dentro noi stessi e che ci allontana cercandolo fuori...è una mia conclusione che è la scoperta di un possibile nuovo inizio.

    Ti porto un esempio ,una volta provai ad entrate in un blog "femminista" sai cosa accadde?Nonostante io entrai onestamente specificando il mio essere donna venni attaccata come il peggior uomo che entrasse in un blog spacciandosi per donna!
    Piangere o ridere,non saprei fai tu ...ma a questo portano le divisioni e le categorie fatte tra uomini e donne e da uomini e donne.Persone contro persone .


    Ti auguro una buona giornata e ti ringrazio per la lettura.


    L.

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    1. Mi rendo conto che suddividere in categorie sia alquanto restrittivo. Ogni persona è un caso a sè, e ci sono mille sfumature. I colori primari sono tre, rosso, giallo e blu, ma in mezzo ci sono gradazioni, come arancione, verde e violetto. Ci sono anche colori che li comprendono tutti e altri che non si vedono.
      Il suddividere in categorie però è qualcosa di molto umano. Cioè, ci appartiene proprio come esseri umani, perché ci serve a semplificare il torrente informativo che riceviamo ogni momento. La realtà è troppo complessa da recepire in ogni sua sfumatura, perciò è una semplificazione necessaria per interfacciarci al mondo.
      Se Stephen King scrive un thriller, il bibliotecario metterà il libro tra gli horror o tra i gialli? Dovrà operare una scelta, e la scelta spesso nasce da una semplificazione, persino euristica.

      Credo che ci sia ancora una difficoltà a capire cosa voglia dire "complottismo". Avere dei dubbi su quanto ci circonda è normale, fa parte di quella sana ricerca della verità che è parte di ogni essere umano. Viceversa immaginare, delirare, sproloquiare su cose in assenza di qualsivoglia riscontro, a volte inventandoselo anche, e ipotizzando l'esistenza di un apparato volto a nasconderlo, questo è complottismo.

      Io credo che se potessimo far vedere il nostro mondo ad alcuni personaggi del passato come Isaac Asimov, rimarrebbero affascinati dalle straordinarie possibilità che abbiamo, ma al contempo resterebbero delusi dal modo in cui spesso vengono utilizzate.

      Io non sono che un menestrello. Mi limito a raccontare e spiegare le contraddizioni di una società estremamente confusa, sperando di accendere una scintilla, per rispondere alla domanda fondamentale: "Perchè siamo così?"

      Ammetto che questa serie di post, che si conclude domani, è andata incupendosi. Ha preso spunto dai racconti del mio libro, dove invece si parla della quotidianità, delle piccole cose di ogni giorno, come lo stare in compagnia, l'incrociarsi dei percorsi di vita, e quell'amore che citavi nel commento, magari nato da un incontro casuale.
      I due mondi, quello del libro e quello della serie di post, sono antitetici e complementari, una sorta di yin e yang. La serie ha preso spunto da elementi presenti nei racconti per dare vita a questa discussione sul mondo contemporaneo, e i racconti del libro fanno riferimento a quel mondo, in cui sono ambientati.
      La serie è oscura quanto i racconti sono luminosi.

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  5. Buongiorno Marco e tantissimi auguri di buon compleanno.

    Ti ringrazio di cuore per la risposta al mio commento...ti ringrazio per le stesse righe in risposta.Bello il concetto della biblioteca e la suddivisione in categorie. Sarò pazzamente utopistica ma spesso percepisco l'umanità stessa esattamente come una grande biblioteca,ognuno ha le sue pagine e vive nel proprio libro...immagina se ci consultassimo come libri ,sfogliando pagine di noi per arricchirci anche attraverso i difetti altrui non solo verso chi è affine a noi.Mi dirai cosa possiamo imparare tra le pagine di un libro complottista?Semplicemente un esistente visione diversa dalla nostra ,ma che non percepiamo come "verità" interiore.La diversità serve a conoscerci meglio a livello introspettivo.

    Perché siamo cosi ?

    Un interrogativo che possiamo lasciare come affermazione dal momento in cui conosciamo internamente la nostra vera natura,essenza.

    Gli esseri umani per natura non nascono "malvagi" ma lo diventano per fattori svariati dove
    è l'ignoranza dell'amore intesa proprio come non conoscenza a scatenare tanti atteggiamenti che si allontanano da questa Verità !

    Quello che forse inconsapevolmente tendiamo di fare è difendere questa parte di verità che non è basata sulle nostre opinioni o su quelle altrui,perché così spesso nascono dibattiti anche accesi ,appoggiando e difendendo punti di vista che vanno contro quella stessa Verità !

    "Avere dei dubbi su quanto ci circonda è normale, fa parte di quella sana ricerca della verità che è parte di ogni essere umano"

    Sento che tu sappia bene di cosa parlo e cosa intendo.

    La quotidianità e le piccole e semplici cose,il legame tra passato e presente e tutti gli intrecci di vita ,tra arte ,musica ,cinema ...È questo il Viaggio che stiamo percorrendo e dovremmo essere grati quando lo condividiamo, che sia un libro ,un post ,un posto ...è bellezza allo stato puro non trovi?

    A volte ci allontaniamo da questa fonte di bellezza...di verità, esplorando altri confini ma solo per ritornarci nella stessa con un maggiore carico di fierezza!!


    Trascorri una piacevole giornata e ancora tanti cari auguri.

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    1. Ciao, e grazie molte per gli auguri! 😄

      Mi è piaciuta la metafora del vedere le persone come dei libri. Nei tre post sulle distorsioni cognitive ho fatto come esempio i libri, ma possono essere riferiti alle persone. Quante volte ci teniamo lontano dagli altri per un pregiudizio? Per esempio per via di quell'effetto alone (la prima impressione è quella che conta)? Cioè giudicare un libro dalla copertina?

      "Perché siamo così?" è una domanda che diventa anche una risposta. Perchè siamo così? Perché siamo così. Cioè, perché siamo umani, e siamo fatti così.
      Allora poi ne consegue il ragionare sul perché ci comportiamo in un certo modo, e questa serie di post intendeva esplorare una parte della questione.

      Il discorso "malvagio" (o meglio comportamento violento o criminale) è complesso. Ci sono teorie biologiche (che sostengono che criminali si nasca), quelle psicologiche e sociologiche (che dicono che criminali si diventa). Una delle tre non esclude l'altra, anzi spesso è una commistione di fattori. Questo per dire che quando si entra nel dettaglio non c'è una risposta facile e calzante a ogni caso.

      Così ho voluto scrivere un libro che parlasse di altro, di persone che si incontrano, di intrecci d'amore, di libri che scritti da autori improbabili, del piacere del mangiare assieme, della bellezza insita nelle parole stesse, che sono capaci di cambiare il mondo attorno a noi.
      Scegliamo parole belle per cambiare in meglio il mondo e diffondere quell'amore per la vita di cui sei testimone.

      Grazie ancora per gli auguri! 😃

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