giovedì 3 marzo 2016

Ore d’Orrore II – La Morte Personificata (parte 2)

Bentornati, cari condannati. Il vostro dottore è davvero contento di vedervi ancora in buona salute e di constatare che siate riusciti a sopravvivere alla prima parte dell’articolo.
Come?! Oh no, scusatemi, non dicevo a voi... Si tratta di Vulnavia, la mia bella assistente: mentre veniva qui in metro, uno zombie le ha fatto la mano morta... 
Ma torniamo appunto al nostro discorso sulla morte, che oggi esamineremo da un punto di vista scientifico...


Ore d’Orrore
“Ci sono molte buone ragioni per avere paura del buio”

“Verrà la Morte, e i tuoi occhi avrà, e la bellezza tua, vanità di vanità... Verrà la Morte e porterà con sé, tutto il tuo impero, tutto, insieme a te...” (Tiziano Sclavi, Dylan Dog – Attraverso lo Specchio)

AVVERTENZA! Gli argomenti di questo articolo, nonostante trattino interessanti aspetti di patologia, potrebbero non essere adatti a tutti.

Tanatologia
La morte è la cessazione permanente e irreversibile delle attività vitali di un organismo, per la cessata funzionalità di uno o più apparati dell’organismo stesso; la causa può essere naturale o meno, a seguito di malattie, traumi o lesioni. Quando un organismo muore avvengono tutta una serie di processi, suddivisi in fenomeni abiotici (dovuti a fattori fisici e chimici), che si dividono ancora in primitivi e secondari, e fenomeni biotici (dovuti a fattori correlati alla vita).

Fenomeni Abiotici Primitivi
Sono processi che corrispondono alla morte stessa e corrispondono alla cessazione dell’attività dei principali apparati che sottendono alla funzionalità complessiva dell’individuo: arresto respiratorio, circolatorio e dell’attività nervosa.
Il solo arresto respiratorio non è indicativo di morte, in quanto anche in assenza di movimenti toracici o diaframmatici sono comunque possibili scambi alveolari di ossigeno; inoltre l’organismo, specie a basse temperature, può sopravvivere anche a lungo con ridottissime quantità di ossigeno.
L’arresto circolatorio (interruzione dell’attività cardiaca) dev’essere verificato tramite elettrocardiogramma (ECG): per accertare il decesso, il cuore non deve mostrare alcuna attività per 20 minuti.
Con l’arresto dell’attività nervosa, si osserva perdita di coscienza, nonché l’abbandono involontario del corpo sulla struttura dove è adagiato. Le cellule nervose non sono funzionanti, ma sono lo stesso eccitabili (la pupilla reagisce agli stimoli; i tronchi nervosi, se stimolati, provocano contrazioni muscolari) fino alla compromissione delle strutture deputate a questi riflessi (dopo 20 minuti il riflesso pupillare scompare).

Fenomeni Abiotici Secondari
Una delle prime cose che si verifica è l’ipotermia, cioè l’abbassamento della temperatura corporea (algor mortis). Con la cessazione del metabolismo, vengono interrotte le reazioni di produzione energetica, che mantengono la temperatura interna a 37 °C, per cui il corpo si porta gradualmente in equilibrio con la temperatura esterna. Esistono comunque fenomeni post-mortem che producono calore: metabolismo cellulare residuo (non tutte le cellule di un organismo muoiono nello stesso momento) e putrefazione. La pelle ha una diversa cinetica di equilibrio termico: l’evaporazione di liquidi sottrae ulteriore calore, portando la temperatura a valori inferiori a quelli ambientali. L’equilibrio termico viene raggiunto in 22-23 ore, con oscillazioni a seconda di diversi fattori influenzanti, che possono essere sia intrinseci al cadavere, sia estrinseci ambientali (tipo di ambiente, temperatura esterna, umidità, ventilazione).
Entro 5-6 ore scompare l’eccitabilità del muscolo erettore liscio e si possono osservare anche contrazioni dei muscoli erettori del pelo dovute al freddo (questo se il soggetto è stato sottoposto al freddo entro 5-6 ore dalla morte, ma permangono anche quando sopravviene il rigor mortis). Sono tipiche nella morte per annegamento (il loro rinvenimento non deve quindi far supporre che il decesso sia avvenuto da 5-6 ore). L’eccitabilità del muscolo scheletrico non è provocata facilmente dal freddo, ma entro le 6-8 ore è conservata l’eccitabilità neuromuscolare tramite percussione ed elettrica.
Cessando la circolazione, l’evaporazione cutanea non è più compensata, per cui si osserva una disidratazione spiccata nelle parti più esposte all’aria e anteclivi (cioè più in alto, i liquidi defluiscono verso quelle declivi, cioè più in basso), che divengono così più pallide. Se questo fenomeno è particolarmente intenso (a causa di ventilazione o temperatura elevata) può portare a una vera e propria mummificazione. Le zone maggiormente interessate sono le mucose, la congiuntiva e la cornea bulbare (comparsa di macchie grigio scure).
Le zone declivi presentano invece chiazze cutanee di colorito rosso vinoso (livor mortis), dovute al deflusso del sangue per gravità, che lì ristagna (ipostasi). Le macchie ipostatiche danno informazioni sull’ora del decesso, nonché sulla posizione del cadavere: cominciano ad apparire già a 30 minuti dopo la morte, in sedi elettive (lobi auricolari, centro del dorso, dietro le ginocchia, fossa sopraclaveare); sono ben visibili dopo 1-2 ore e raggiungono il massimo entro 6-8 ore. La causa della morte influisce sul loro stato e sulla rapidità con cui compaiono, ma anche il colore è importante: rosso accesso (ambiente umido e freddo, che favorisce l’ossigenazione dell’emoglobina), bluastro (poca emoglobina, indice di morte per asfissia), rosso ciliegia (avvelenamento da monossido di carbonio), cioccolata (presenza di metaemoglobina, indice di avvelenamento da alcune sostanze). Le macchie ipostatiche lasciano un’impronta negativa delle strutture rigide e compressive con cui il cadavere è stato a contatto: la pressione del sangue refluo è molto bassa, basta infatti la presenza di lacci, indumenti, piani di appoggio per impedirne la formazione. Se entro le prime 3-4 ore il cadavere viene spostato, le macchie possono scomparire dalla zona di accumulo e comparire da un’altra parte; tra le 4 e le 10-12 ore succede ugualmente, ma rimangono visibili anche quelle primitive; oltre le 32-40 ore divengono fisse. Possono quindi indicare non solo l’ora del decesso, ma anche se il cadavere sia stato spostato: se per esempio un impiccato non presenta macchie declivi al polpaccio, ma sul dorso, se ne deduce che il cadavere è stato appeso al laccio diverse ore dopo la morte (si tratta quindi del tentativo di inscenare un suicidio).

A partire dalla cessazione dell’attività cerebrale i muscoli perdono il tono. Ma dopo pochi minuti fino a 1-2 ore, in determinati distretti si crea uno stato di rigidità contrattile (rigor mortis), che va poi a interessare tutti i muscoli striati del corpo in un tempo tra le 20-40 ore; tra le 80-90 ore si ha poi una graduale risoluzione e rilassamento. È influenzata da diversi fattori: sforzo fisico pre-mortem, malattie debilitanti o cachetizzanti, emorragie profuse, età, temperatura ambientale, rigidità da calore e da frigore.

Fenomeni Biotici
Si riferiscono a modificazioni attive dello stato dell’organismo, legati al sovvertimento delle strutture cellulari e dei presidi difensivi con i quali il corpo mantiene la sua integrità.
L’autolisi è dovuta alla liberazione di enzimi che portano alla distruzione dei tessuti interni; il processo è rapido, specie tra i 25 e i 40 °C. La putrefazione è la decomposizione delle molecole organiche complesse in molecole più semplici a opera di batteri. La rapidità con cui avviene dipende da diversi fattori: temperatura (da 37 a 50 °C è rapida in quanto ideale per la proliferazione batterica; al di sopra i fenomeni sono mummificativi, al di sotto si ha conservazione del cadavere), umidità (favorisce la macerazione dei tessuti; sott’acqua non avviene, si verifica una saponificazione), ventilazione (se moderata la favorisce per apporto di ossigeno, se eccessiva disidrata, quindi mummifica).
Nella fase cromatica, la cute del cadavere assume una colorazione verdastra, che parte dall’addome e si estende a tutto il corpo, dovuta alla combinazione dell’emoglobina con l’acido solfidrico prodotto dai batteri. Nella fase enfisematosa, se ne ha una massiva produzione, che si accumula nell’intestino, gonfiando l’addome, mentre lingua, faccia e orbite si protrudono e tumefanno e la pelle si solleva per la formazione di bolle ripiene di gas o liquido verdastro; in questa fase è peculiare la circolazione post-mortale: il diaframma, spinto in alto dai gas addominali, può comprimere il cuore e provocare un reflusso verso collo e volto, che provoca una soffusione violacea che si diffonde poi a gambe e addome. Nella fase colliquativa, il cadavere assume una colorazione nerastra e la cute si esfolia, portando alla liquefazione dei tessuti in una sostanza viscosa e nera, dovuta principalmente alla degradazione dei lipidi. La successiva fase è la riduzione scheletrica: le cartilagini permangono per 5-6 anni e anche alcuni legamenti, mentre la scheletrificazione, alle nostre regioni, si completa in 2-3 anni di inumazione; dopo questo periodo, lo scheletro perde progressivamente i suoi costituenti organici e rimane la sola parte minerale. Infine, dopo anni, i sali minerali si decompongono in ossido di calcio, la cosiddetta cenere ossea.


Tanatopsicologia
Nei paesi occidentali, la morte è temuta dalla maggior parte delle persone. Siegmund Freud osservava che se a livello conscio sappiamo di dover morire, il nostro inconscio sembra comunque rifiutarsi di accettare l'idea della nostra mortalità. Non appena qualcosa lo fa affiorare, emerge il timore della morte, salvo poi venire ricacciato nell'inconscio da quel meccanismo di difesa psicologico che è la censura. Le storie e i miti sulla morte e sulla vita dopo la morte sono quindi un modo per esorcizzarne il timore.
La tanatopsicologia è il sostegno psicologico davanti alla morte, sia per pazienti terminali che per i loro parenti. Il modello a cinque fasi della psichiatra Elisabeth Kübler Ross è un utile strumento per comprendere le dinamiche mentali di una persona a cui è stata diagnosticata una malattia terminale, ma la sua validità è tale da poter essere utilizzato anche nell’elaborazione di un lutto affettivo e/o ideologico. Le cinque fasi, che rappresentano le principali "tappe di elaborazione del lutto”, sono: negazione, in cui si ha un rigetto della situazione (meccanismo di difesa psicologica da un’eccessiva ansia di morte, in modo da poter organizzare il tempo rimanente); rabbia, che si manifesta nei confronti di familiari, medici, Dio (momento di massima richiesta di aiuto o di rifiuto); contrattazione, in cui la persona inizia a verificare le possibilità a sua disposizione (la speranza in queste fa iniziare un processo di negoziazione); depressione, in cui si ha la presa di consapevolezza della condizione (distinta in reattiva, la presa di coscienza di ciò che comporta la perdita, e preparatoria, l’aspetto anticipatorio di ciò che avverrà al momento della perdita); accettazione, dove si ha infine un’elaborazione e conseguente accettazione della condizione (è il momento del testamento, sia legale che in senso psicanalitico).

Per oggi è tutto, care terrorizzate creature. L’appuntamento è alla prossima settimana, dove concluderemo il discorso parlando di ciò che può seguire alla morte... 

6 commenti:

  1. Oh, ma che bella sorpresa leggere un post sulle schifezze che faccio in sala autopsie! Peccato che ti perdi tutti gli odori e le vomitevoli scoperte :P
    Però ci sono anche altri aspetti interessanti (=disgustosi), tra cui i modelli di necrosi, per esempio quello dell' arsenico organico nei lobuli epatici:)

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    1. Le puzze orribili da me c'erano ma erano di altro tipo.

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  2. Alla prossima allora... dopotutto, per rimanere in tema, durano solo i finali ^^

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  3. Beh una trattazione molto rigorosa, pensavo ben peggio :P Invece sei stato proprio bravo!

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    1. Grazie! Non era un post facile (anche da leggere), ho preferito evitare una trattazione clinica e dare invece qualche cenno legale.

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