giovedì 31 ottobre 2019

Glossario di Magia Piemontese

Il Piemonte è una terra che spesso viene data per scontata, probabilmente a causa del carattere tipico delle sue genti, così testarde e riservate. Ma questo territorio nasconde una tradizione folkloristica ricca e interessante, poco nota, che nulla ha da invidiare a quella di altre regioni. Perciò, in occasione di Halloween, notte delle streghe, ho pensato di mettere assieme un glossario della stregoneria in Piemonte.

Ammascare. Stregoneria eseguita da una masca; indica quindi sia il maleficio causato a qualcuno, sia la capacità della masca di trasformarsi in animale (gatto, civetta, gufo, pipistrello, biscia... per citarne alcuni). 

Bissera. Rito di guarigione composto da preghiere e gesti volto a circoscrivere il male e renderlo inoffensivo.  

Cules. Esserini di fiamma che si divertivano a spaventare i passanti lanciandosi contro di loro, a volte inseguendoli.

Curs. Iettatore che passava col lanternino vicino alle case, un portatore di malaugurio. 

Desmentioura. Anche chiamata smentieura, era una donna pratica di rituali di magia bianca per neutralizzare il malocchio. oppure una persona dotata di particolari poteri curativi. Poteva essere un settimino, ma anche una masca.

Diavolo. Il demonio poteva comparire con diverse sembianze: quelle di uno sconosciuto vestito di nero (com'era capitato alla masca Micilina), un tenebroso cavaliere, ma più spesso di capro. Non bisognava mai nominarlo, perché questo l'avrebbe portato di sette passi più vicino alla propria anima. Perciò veniva indicato con diversi nomi, come Balevische, col àutr, ël brut, ma soprattutto Berlicche, nome più che altro scherzoso e satirico, che viene da berlica fôiot, ovvero "il lecca-tegami". 

Drolerie. Dispetti causati da spiriti o folletti, ma anche dalle masche. 

Fare giochi. Nella tradizione contadina questa espressione indicava “tramare alle spalle di qualcuno”, ma anche affatturare, ammascare. 

Faje. Le masche buone, in poche parole le fate. 

Fisica. Una sorta di energia psicocinetica che permetteva di plagiare le persone deboli di volontà. Riferita alle masche, indicava le loro facoltà sovrannaturali, in particolare uno stato di autoipnosi che permetteva loro di staccarsi dalla realtà e accedere ad altri mondi, come anche di poter volare in forma incorporea. 

Libro del Comando. Ricettario di magia nera, che conteneva incantesimi per evocare spiriti o lanciare malefici, e si riteneva fosse stato redatto dal Diavolo in persona. Era ordinabile presso un mago settimino, e veniva passato di masca in masca, in genere al momento della morte. Sulla prima pagina vi era scritto: "comanda, comanda, comanda".

Loup ravart. Il lupo mannaro, che giungeva di soppiatto alle spalle della sua vittima. Se vedeva che era più bassa di lui (la misurava mettendogli le zampe sulle spalle), allora la assaliva. Oppure inseguiva i passanti chiamandoli con voce dolce e insinuante, e così li spaventava, portandoli alla follia; per salvarsi non bisognava mai girarsi, ma allungare il passo senza voltarsi indietro. Per ucciderlo bisognava usare un'arma d'argento ricavata da un crocifisso benedetto la Notte di Natale.

Masche. Le streghe della tradizione piemontese: donne apparentemente normali, per lo più anziane, dotate della fisica. A loro veniva attribuita ogni sfortuna o disgrazia capitasse, ma raramente erano di natura malvagia, quanto piuttosto capricciosa o dispettosa. Erano immortali, ma non possedevano l'eterna giovinezza o salute; quando decidevano di averne abbastanza della vita, per poter morire serenamente dovevano prima trasmettere i propri poteri a un'altra creatura vivente, spesso una giovane della famiglia, alle volte un animale o un vegetale, pronunciando la formula “it lasso ‘l cassul”.

Mascon. Uomini che per caso avevano ricevuto i poteri da una masca in fin di vita; non li potevano trasmettere ad altri, pertanto erano molto rari. In alcune zone erano noti come framasun. 

Moscone. Quando una masca moriva, la sua anima si tramutava in moscone per cercare di andarsene dalla stanza. 

Plìffress. La strega vera e propria, cioè una fattucchiera in grado di gettare il malocchio. 

Servan. Folletti dispettosi dei boschi che si divertivano a mettere in disordine ogni cosa capitasse loro a tiro, come le tegole e le greggi; tra le loro malefatte c'era di non far cagliare il latte e mettersi a suonare il campanaccio delle mucche. Cessavano di essere burloni solo in presenza di belle fanciulle, adoperandosi per aiutarle nei lavori domestici. Altra loro malefatta era di rapire i neonati umani per sostituirli coi propri; i genitori non si accorgevano dello scambio, se non dal comportamento "strano" del sostituto. A differenza però di altri changeling, dopo qualche tempo restituivano il rapito, che veniva chiamato dai compaesani lou baratà (cioè "il barattato"): era considerato un sapiente indovino, grazie all'aver trascorso un periodo assieme agli esseri fatati. 

Settimino. Un bambino nato prematuro, che riusciva a sopravvivere dopo una gestazione di soli sette mesi, veniva considerato speciale, dotato di poteri soprannaturali. Una volta cresciuto diveniva un mago settimino: era dotato del dono della preveggenza, poteva sentire le “presenze” di una casa ed era anche un guaritore. 

Sfolgorine. Le “pietre del tuono”, pietre cuneiformi ritrovate nei campi dai contadini; era credenza che dopo che l’energia del fulmine si era scaricata nel terreno, si "condensasse" in tali pietre. Nelle campagne venivano conservate come oggetti magici e portafortuna. 

Sgné. Rituale magico per riconoscere l'ascaridiosi, il piede caprino, la sciatica o altre infermità o malattie, circoscriverle e cercare di debellarle. 

Smentia. Pratica rituale, eseguita con un'olla di terracotta, volta a liberare un individuo da una fattura. Nelle Langhe è conosciuta come topin. 

Volo. Una masca poteva volare in tre modi. Il primo era di trasformarsi in animale. Il secondo era utilizzare la fisica, facendo uscire la propria anima dal corpo, volando in forma incorporea. Il terzo era utilizzare una scopa di saggina; prima però doveva cospargersi con una mistura ottenuta dalla macerazione di particolari erbe, e pronunciare la formula: “aut e bass, portmé 'ndova chi 'é fracass”.

8 commenti:

  1. Buffo il significato del nome Berlicche: anche i diavoli hanno fame, a quanto pare. :) Sai che di recente mi hanno detto che Arlecchino non è altro che la rappresentazione del diavolo? Buon Halloween!

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    1. Credo che si intenda che al Diavolo non resti molto, se non i rimasugli delle anime, cioè leccare i tegami.
      Di quella cosa su Arlecchino ne parlerò in un post che ho in programma tra qualche mese, ma rientra in un discorso più ampio.

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  2. "Drolerie" rivela tutta la parentela col francese del piemontese.
    Le "masche" le avevo già sentite nominare.

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    1. Ne avevo parlato qui sul blog, anche l'anno scorso con due post sulla masca Micilina.

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  3. Bellissimo.
    Alcune cose ci sono anche da me ma con nomi diversi.
    Mi piace il CURS, che sembra appunto "curse", maleficio XD

    Moz-

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    1. Ma sai che non ci avevo proprio fatto caso?

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    2. Sì, anche io lo avevo notato e in generale mi sembra ci sia più di una analogia con la tradizione soprannaturale anglosassone, potrebbero benissimo essere tradizioni di derivazione celtica.

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    3. Alcune cose, come per esempio il changeling dei servan, si allinea in effetti a mitologie presenti in quasi tutta Europa (non necessariamente celtiche, si può citare come esempio la boginka di cui si racconta in Polonia).
      Ma altre si discostano profondamente, e sono peculiari del solo Piemonte: mi riferisco in particolare alle masche. Discorso analogo per le altre streghe italiane, che si differenziano regione per regione, e molte delle quali hanno caratteristiche che si ritrovano unicamente nel folklore italico.

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